100 anni di Dario Fo (Teatro Sistina di Roma, 24/3/2026)

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Si è aperto il Centenario della nascita di Dario Fo il 24 marzo con una grande serata al Teatro Sistina di Roma a cui hanno partecipato tra gli altri Jacopo Fo, Bandabardò, Moni Ovadia, Ascanio Celestini, Lodo Guenzi e Margherita Vicario.

Martedì 24 marzo 2026 è il giorno che ha segnato l’apertura ufficiale delle celebrazioni per il Centenario della nascita di Dario Fo (Sangiano, 24/12/1926 – Milano, 13/10/2016), e la città di Roma è stata il cuore pulsante di una giornata dedicata all’eredità artistica, culturale e civile di uno dei più grandi protagonisti del teatro, della letteratura e dell’impegno civile del Novecento. Due momenti distinti (uno istituzionale al mattino, l’altro di festa collettiva in serata), hanno composto un racconto che attraversa generazioni e linguaggi. La giornata si è aperta presso il Ministero della Cultura con la presentazione del Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Centenario di Dario Fo, insediato il 12 marzo 2026 per decreto ministeriale, con il mandato di coordinare e valorizzare le iniziative dedicate al grande artista su tutto il territorio nazionale. Nel corso della mattinata si è tenuta inoltre la cerimonia del primo annullo filatelico del francobollo commemorativo dedicato a Dario Fo, emesso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) in collaborazione con Poste Italiane, che appartiene alla serie tematica “Le Eccellenze del Patrimonio culturale italiano” ed è stato emesso in occasione del centenario della nascita. Un riconoscimento che consacra Dario Fo tra i massimi interpreti della cultura italiana nel mondo.

Mattea e Jaele Fo

In serata, il Teatro Sistina di Roma ha ospitato “100 anni di Dario Fo”: uno spettacolo corale e aperto, in cui artisti e amici si sono alternati sul palco per un racconto fatto di letture, ricordi, musica e teatro. Non una commemorazione, ma una celebrazione viva, fedele allo spirito di un artista che ha sempre creduto nel potere trasformativo e liberatorio della scena. Protagonisti della serata artisti della scena italiana e internazionale che hanno portato un omaggio a Dario Fo ognuno a suo modo sono stati: Paola Cortellesi, Carlo Petrini, Chiara Francini, Moni Ovadia, Anna Foglietta, Marco Travaglio, Margherita Vicario, Lodo Guenzi, Roberto Rustioni, Eleonora Giovanardi, Marco Ripoldi, Alessandro Federico, Matteo Gatta, Mario Pirovano, Gilberta Crispino, Valerio Aprea, Gad Lerner, Pino Strabioli, Ascanio Celestini e la Bandabardò. Sul palco anche Jacopo Fo insieme alle figlie Mattea e Jaele che hanno presentato brillantemente la serata, organizzata da Mattea Fo e Stefano Bertea per la Fondazione Fo Rame ETS, e da Massimo Romeo Piparo, Direttore Artistico del Teatro Sistina. Da notare l’assenza di Ambra Angiolini che avrebbe dovuto ricordare il momento in cui Dario Fo ha ricevuto il Nobel per la Letteratura (era in macchina con lei il 9 ottobre 1997 nel corso della registrazione di una puntata della trasmissione televisiva “Milano-Roma”).

Chiara Francini e Alessandro Federico

Ha aperto la serata l’amico di lunga data Carlo Petrini (fondatore di “Slow Food”) che ha conosciuto Fo quando aveva 17 anni e ha iniziato col citare il detto “fascisti, borghesi, tra pochi mesi finirete appesi”. Paola Cortellesi (che nel 2015 è stata la protagonista di “Callas” di Dario Fo e Franca Rame) ha ricordato che “il giullare fa la manutenzione del pensiero libero”, la motivazione del Nobel era quella che «che nella tradizione dei giullari medievali dileggia il potere per restituire la dignità degli umiliati» (ottobre 1997) e ha confessato che «Le rare volte in cui prego, è a lui che mi rivolgo». Chiara Francini ha ricordato lo spettacolo “Coppia aperta, quasi spalancata” di Franca Rame e Dario Fo che porta in scena da anni insieme ad Alessandro Federico, diventato anche cinema a Venezia per la regia di Federica Di Giacomo (Giornate degli Autori, 2024).

Moni Ovadia

Moni Ovadia ha detto che non avrebbe fatto quello che ha fatto in teatro se non avesse visto “Mistero buffo” di Dario Fo, ha ricordato Alan Lomax che scrisse “L’anno più felice della mia vita” (1954-1955) dopo essere tornato dal suo viaggio in Italia con Diego Carpitella. Fo resterà nella storia del teatro e della politica di questo paese, Moni è arrivato dalla Bulgaria ma è cresciuto a Milano, ha accusato Milano e l’Italia per l’infamia che ha mostrato verso Dario Fo, a cui non hanno dato manco un teatro, “noi siamo un piccolo mediocre paese che ha avuto dei giganti come Dario Fo“. Valerio Aprea ha letto il prologo de “Il Manuele minimo dell’attore”. Lo zio di Mattea e Joele ha letto il discorso di Dario a Stoccolma per il Nobel (prolusione) dove si parla di “atto di coraggio per aver assegnato il Premio Nobel a un giullare, i miei più grandi maestri sono stati Ruzante e Moliere, entrambi sbeffeggiati dal potere“. Ascanio Celestini ha ricordato l’attentato di Via Rasella (avvenuto nel 1944 a poche centinaia di metri dal Sistina) e la strage delle Fosse Ardeatine e ha sottolineato che “in Italia non abbiamo una giornata che ricorda le vittime del fascismo”.

Lodo Guenzi e la compagnia di Morte Accidentale di un Anarchico

Lodo Guenzi (Lo Stato Sociale) e gli attori del cast della nuova produzione di “Morte Accidentale di un Anarchico” (il testo di Fo più rappresentato al mondo) hanno cantato una bella versione aggiornata di “Qualcuno era comunista” di Gaber in chiave anarchica: “Qualcuno è diventato anarchico perché non ha mai subito il fascino della divisa, perché per stare sul cazzo a quelli di destra e di sinistra allo stesso modo devi essere proprio anarchico, dopo 90 anni di governi filoatlantici corrotti e mafiosi, perché non ne può più di farsi dare dell’antisemita solo perché pretende che non si possano sterminare i palestinesi, perché Dario Fo e Franca Rame erano delle brave persone, perché non ha mai creduto alle versioni ufficiali, perché Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Gabriele Sandri…eccetera eccetera”. Anna Foglietta ha ricordato il “Soccorso rosso” di Fo e Rame ai detenuti politici e poi la triste vicenda dello stupro a Franca Rame che ha raccontato nello spettacolo “Tutta casa, letto e chiesa” del 1981 dove ne “Lo stupro” parlava di un’altra donna che in realtà era lei.

La Bandabardò e Jacopo Fo

La Bandabardò (con Finaz alla chitarra e José Ramon Caraballo alla tromba) ha suonato e cantato “Pianto di piantatori di piante” (dal disco  “Il teatrino di Dario Fo”  del 1972) con Jacopo Fo sul palco per spiegare com’è nato il “grammelot” (Dario Fo in realtà non sapeva l’inglese), anche Margherita Vicario ha fatto un omaggio musicale a Fo accompagnata al piano da Cristiana Della Ratta. Lo spettacolo si è chiuso con quasi tutto il cast degli artisti presenti sul palco che hanno cantato “Ma che aspettate a batterci le mani” scritta da Dario Fo nel 1958 con Fiorenzo Carpi e cantata alla fine dei suoi spettacoli con Franca Rame, nel 2029 saranno 100 anni dalla nascita anche per lei.

Gran finale con “Ma che aspettate a batterci le mani”

La Fondazione Fo Rame ETS è nata per custodire, promuovere e far vivere l’enorme patrimonio
artistico e civile di Dario Fo e Franca Rame: un lascito fatto di testi teatrali, affreschi, opere pittoriche,
scritti e decenni di impegno politico e sociale. Le celebrazioni del Centenario si inseriscono in questo
solco, con l’obiettivo di portare il lavoro di Fo alle nuove generazioni e di riaffermare l’attualità del suo
pensiero e della sua arte.