Dalla chitarra dei Queen alla poesia di Dylan Thomas: a 95 anni il leggendario Capitano Kirk esplora il metal affiancato da Brian May e da un supergruppo di icone del rock
Ci sono collaborazioni che sembrano scritte nelle stelle, o quantomeno tra gli asteroidi della fascia principale. Quando la Cleopatra Records ha annunciato la presenza di Brian May nel nuovo album di William Shatner, l’impatto nel mondo del rock è stato immediato. A 95 anni suonati, l’attore canadese non è un debuttante della musica (il suo d’esordio The Transformed Man risale al 1968), ma il territorio dell’heavy metal rappresenta per lui una terra del tutto incognita. Ma al di là della notizia di copertina, sono i dettagli e le curiosità su questa coppia inedita a trasformare il progetto in uno dei capitoli più eccentrici della storia discografica recente.
La nascita di “What The F Is Heavy Metal?” e l’incontro su “Rage”
La genesi del disco è racchiusa nello stesso titolo ufficiale: What The F Is Heavy Metal? Come ha raccontato lo stesso Shatner in un’intervista al Moynihan Report, la frase nasce dalla sua reazione spontanea quando la casa discografica gli ha proposto di cimentarsi con sonorità pesanti. Senza alcuna pretesa di storicizzare il genere, l’attore ha deciso di affrontarlo puntando tutto sull’emozione pura, la rabbia e la visceralità. Tra i brani nati da questo spirito spicca proprio Rage, la traccia scritta insieme al collaboratore Robert Sharenow e ispirata ai celebri versi del poeta Dylan Thomas (“Rage, rage against the dying of the light”). Il pezzo vedrà protagonista Brian May non solo con le sue inconfondibili trame di chitarra ma anche al banco del mix audio. Shatner ha elogiato con entusiasmo il lavoro del chitarrista dei Queen, commentando: “Brian May pizzica una chitarra angosciata. È folle. E mi commuove”. Il brano è inoltre già destinato a diventare un videoclip ufficiale.+

Due astrofili con un pianetino a testa
Oltre alla passione per l’esplorazione artistica, esiste un curioso legame astronomico che unisce i due protagonisti. Sia Brian May sia William Shatner hanno infatti un asteroide ufficialmente intitolato a loro nome: 52665 Brianmay, un riconoscimento al chitarrista, dottore in astrofisica e divulgatore scientifico, e 31556 Shatner, dedicato all’attore che ha impresso nell’immaginario collettivo i viaggi nello spazio profondo. Una coincidenza cosmica che rende ancora più suggestiva l’intesa su un brano come Rage, nato proprio dall’incontro tra l’epica dello spazio e l’urgenza di non arrendersi al tempo che passa.

Un supergruppo stellare pronto per il debutto dal vivo
Brian May è la punta di diamante di una formazione eccezionale coordinata dai produttori Adam Hamilton e Brian Perera. Il cast dell’album vede già confermati nomi del calibro di Rob Halford dei Judas Priest, Dave Lombardo (storico batterista di Slayer e Misfits) e John Moyer dei Disturbed. Tra le altre tracce svelate figurano The Black Sky, incentrata sull’emergenza ambientale, e Impatience, una riflessione dai toni ironici e rabbiosi sull’invecchiamento ispirata nel titolo alla celebre Patience dei Guns N’ Roses. Ma l’aspetto più incredibile riguarda l’attività dal vivo: Shatner ha infatti annunciato che porterà queste canzoni sul palco con una band battezzata *The uckers, debuttando al Riot Fest di Chicago. La data d’uscita del disco non è stata ancora resa nota, ma la combinazione tra la Red Special di May e la voce drammatica del Capitano Kirk si preannuncia già come una delle sorprese dell’anno.