MDNA World Tour 2012 a San Siro: niente si crea, niente si distrugge

La stampa italiana ed estera ha seguito una linea comune negli ultimi mesi: voler vedere a tutti i costi terminato il mito Madonna, il presunto flop di vendite del nuovo album MDNA, infine la pseudo guerra con Lady Gaga. Di quest’ultima notizia possiamo già metterci una pietra sopra, provate a chiedervi quale sia l’etichetta che distribuisce le due popstar ed in risposta otterrete Interscope Record. Proprio cosi: entrambe sono distribuite dall’etichetta indipendente che poi il colosso Universal gira in tutto il Mondo. Sicuramente le due furbone del pop ne stanno traendo un grosso profitto. Non stupitevi poi se Madonna gioca sul palco al presunto plagio tra Express Yourself e Born This Way, incastrando qualche strofa di She’s Not Me (“lei non è me!“) che dedica alla presunta rivale.
Riguardo le vendite che i critici hanno passato ai raggi X c’è da fare un distinguo tra Europa e Stati Uniti, dove nel primo caso l’album tiene tutt’ora le vette delle classifiche ed in America è precipitato al di sotto delle prime 100 posizioni nella Billboard Top 200 Album. Ma siamo davvero sicuri possa sul serio interessare ai fan vecchi e nuovi?
A giudicare dallo scenario di San Siro la risposta del pubblico è: MDNA piace o non piace, siamo qua e il mito non muore mai.
Lontani dalla polemica sui costi dei biglietti ed il ritardo record a Roma (1 ora e 15 minuti) di cui la stessa Madonna si è scusata con la platea di San Siro, rinnovando il suo amore per la nostra nazione e rimarcando lo slogan Italians Do It Better seguito da ovazione, la presenza in stadio è stata massiccia. Non proprio pienone, ma quasi. Di certo l’ambito Prato A intorno la passerella di forma triangolare è il vero soldout. Circondato da quelli che definisco simpaticamente scalmanati ho potuto sondare ogni minimo umore.
Anche per la seconda tappa italiana l’attesa è stata snervante. Sale sul palco alle 20 in punto il Dj e producer Martin Solveig (autore tra l’altro dei brani di punta del nuovo album Give Me All Your Luvin’ e Turn Up The Radio) non immediatamente riconosciuto. Alle 21 sbaracca la sua consolle per dare modo all’esercito dei tecnici di montare e rodare la faraonica scenografia.
Solo dopo 45 minuti (anche qui) di ritardo inizia l’MDNA World Tour 2012 di Milano.
Il live è articolato in quattro parti, quasi fosse un’opera teatrale, che parte con un “Opening” dall’atmosfera cupa, “Profezia” dedicata alle performance più acustiche, “Maschile/Femminile” dove torna a giocare sulla tanto ambiguità che ha contraddistinto il suo personaggio nei trent’anni di carriera e l’atto finale “Redemption” in piena atmosfera di cori religiosi, etnici e naturalmente quelli dei fan sull’onda dei brani più famosi.
Poche novità di rilievo rispetto ai precedenti tour italiani. Immancabile il gioco dei videoclip realizzati appositamente per il concerto e spesso utilizzati come sfondo alle performance o ai cambi d’abito dove i ballerini rubano la scena. Ci consegnano soprattutto una Madonna stile Dietrich in versione bianco e nero, il suo volto modificato a collage con le parti dei potenti della terra (Obama, Ratzinger tra i più riconoscibili) e da segnalare un suggestivo caleidoscopio di mani.
Come sempre nei momenti destinati alle ballate Madonna preferisce appendere le scarpette da ballo a favore della chitarra, consegnando momenti indimenticabili con Masterpiece (a cui si perdona la marchetta promozionale per il film W.E. di cui è colonna sonora, immagini di repertorio presenti sul maxischermo) ed il prossimo singolo Turn Up The Radio con l’invito a far sentire la voce di San Siro.
Due rivelazioni per il nuovo tour: il figlioletto Rocco come inedito ballerino e la band basca Kalakan. A quest’ultimi viene dato soprattutto l’onere d’intonare inquietanti cori religiosi che poi sfociano nella dance travolgente di Girl Gone Wild. Sul palco accompagneranno più volte la lady del pop.
Veri momenti di grande spettacolo: l’entrata trionfale in scena con il confessionale, la camera d’albergo dove Madonna in versione Kill Bill di Tarantino fa fuori la Gang Bang di ballerini sulle note del brano omonimo.
E sono proprio i tanto adorati ballerini quelli sempre più al limite delle possibilità umane. Nell’intermezzo dove viene riprodotta Best Friend, con i maxischermi che proiettano bare e cimiteri, ad uno in particolare vengono fatte contorcere le braccia all’indietro. Cosa non si farebbe pur di appartenere al suo corpo di ballo.
La scaletta privilegia i brani del nuovo album ed i classici più gettonati, dove però non convince Like A Virgin. Guai a stravolgere il brano più fischiettato dai Madonnari, i 5 minuti della performance hanno rischiato di annoiare. Meno male è riuscito a strappare un sorriso il ballerino non in grado di agganciarle il corsetto del body.
Risultato finale: un concerto godibile, ancora una volta all’insegna della maniacale perfezione, non aggiunge elementi innovativi e tanto meno delude le pretese di chi pensa a Madonna come una performer piuttosto della grande cantante e ballerina. E’ sul serio tutto quello che serve ad un ammiratore doc o a chi strizza l’occhio all’artista senza troppo idolatrarla. Mentre la stampa professionale intende soprattutto sottolineare la presenza vip alla serata di Donatella Versace, Paola Barale e Dolce & Gabbana. Interessante vero?

Si ringrazia per il supporto fotografico l’amico Gianni Liano.