Due donne intente a scrivere una lettera all’uomo che amano: il nostro incontro con la cantautrice Valentina Gullace..

Sono stato incuriosito dal videoclip del brano Winter, anche grazie all’azione promozionale dell’agenzia Red & Blue: ho perciò colto al balzo l’occasione di mandare a Valentina qualche domanda e le sue risposte mi hanno chiarito la situazione artistica che sta vivendo. Quello che infatti sapevo era che questo videoclip (basato sul singolo Winter, pubblicato Venerdì 6 Marzo) parla di una lettera scritta e mai consegnata, il lamento per un amore perduto che si vorrebbe ancora ardentemente accanto. In pratica è una canzone che racconta di una sorta di delirio amoroso, una dimensione emotiva a metà fra la consapevolezza che tutto sia ormai finito e l’ingenua speranza di ricominciare insieme .. meglio di prima. Una trama intrigante, personale, assai emotiva e questo ha rafforzato la mia curiosità..
Bentrovata a Valentina Gullace: ho appena visto il tuo videoclip e la prima domanda che volevo farti (dato che mi risulta che lo storyboard sia tuo) é proprio relativo a come sei arrivata a quel soggetto…
Ho lavorato allo storyboard del videoclip insieme al regista e videomaker Giacomo Citro, che è anche un musicista ed ha una sensibilità particolare nel raccontare la musica con le immagini (non a caso lavora da anni con un grande cantautore come Niccolò Fabi). Attraverso questo videoclip desideravo raccontare le diverse sfumature della sofferenza amorosa e la mia passione per il teatro mi ha ispirata nell’immaginare la storia di due donne appartenenti ad epoche storiche differenti, ma accomunate dallo stesso dolore per la fine di un grande amore. “Winter” è nata come una lettera che non ho mai consegnato e così ho pensato di mantenere questa identità del brano anche nelle immagini del videoclip. Così ho immaginato due donne intente a scrivere una lettera all’uomo che amano, sperando torni (fisicamente in un caso, emotivamente nell’altro, visto che in realtà una delle due donne vive col proprio compagno, col quale non riesce più a comunicare).
– Colori bellissimi (più autunnali che invernali) che sottolineano la componente cromatica della tua musica, valorizzata dalla tromba di Fabrizio Bosso….
Abbiamo girato in una ex stalla in campagna a Bottaccio, poco fuori Roma. Abbiamo visto l’alba tutti insieme, c’era una atmosfera ovattata, romantica, a tratti inquietante! Il brano si intitola “Winter” ma l’inverno a cui volevo fare riferimento non è la stagione, bensì quel senso di freddo che si prova quando si perde qualcuno che si ama. Il titolo è quindi la metafora di uno stato d’animo. La presenza di Fabrizio Bosso è stata per me un regalo preziosissimo, ed è stato proprio grazie a questo brano che ho pensato di contattarlo per proporgli di suonare nel mio disco.
– Uno dei brani in cui piango (mentre canto) inizia con queste parole … “Try not to get worried, try not to turn on to / Problems that upset you, oh.. / Don’t you know ..  Everything’s alright, yes, everything’s fine”… Vuoi continuare tu e dire ai nostri lettori perchè ti è caro?
“Jesus Christ Superstar” con la Compagnia della Rancia, è stato il primo spettacolo da professionista della mia vita. Avevo 25 anni e mi ero appena diplomata in una accademia di musical dopo aver frequentato 5 anni di Accademia Nazionale di Danza e dopo aver iniziato a studiare canto con una jazzista, pochi anni prima (fino a 21 anni cantavo di nascosto!). Mi presentai al provino convinta di non poter aspirare a nulla più di un posto come ballerina/cantante nell’ensemble… invece il regista, Fabrizio Angelini, mi scelse per interpretare Maria Maddalena, la prima Maria Maddalena bionda nella storia di questa opera rock! Ero ancora molto immatura ed inesperta, tremavo tutte le sere… ma poter raccontare una storia attraverso la mia voce è sempre stata una cosa che mi ha affascinata immensamente. Così è iniziata la mia carriera nell’ambito del teatro musicale e in 13 anni e mezzo di lavoro ho potuto interpretare tanti bellissimi ruoli in musical come: High School Musical, Cabaret, Frankenstein Junior, Aladin, La Febbre del sabato sera, The Full Monty… Tuttavia comporre musica è un bisogno molto importante per me e non credo riuscirò mai a scegliere fra teatro e musica. Io vivo di arte, senza confini di genere e di linguaggio.
– Ritorniamo alla tua attualità: “Winter” viene descritta come una canzone che racconta di una sorta di delirio amoroso: come mai?
Ogni mio brano contenuto del disco è nato da una reale urgenza espressiva, quasi come fosse la pagina di un diario segreto in musica. “Winter” risale ad 8 anni fa e inizialmente l’avevo composta in italiano. Stavo scrivendo una lettera che poi ho scelto di non consegnare e ad un certo punto mi sono bloccata, lasciando il brano nel cassetto per anni. Lavorando al progetto del disco l’ho tirata nuovamente fuori e così ho scritto un testo in inglese, immaginando una ragazza alla fine del primo grande amore. Questo brano racconta la difficoltà di elaborare l’inevitabile epilogo di una relazione forse poco sana ed è quasi un delirio fra la consapevolezza di dover andare avanti da sola e l’ingenua speranza di poter ricominciare meglio di prima.
– Il tuo album invece si intitola “La mia stanza segreta”: come descriverlo? La maggior parte dei brani sono cantati in italiano?
La “stanza segreta” è un luogo metaforico in cui possiamo essere realmente liberi di essere noi stessi senza paura, senza timore del giudizio. È la parte più pura, è la nostra vera essenza, per questo ho scelto questo titolo, che è poi anche il titolo di uno dei brani del disco.
Ho deciso di pubblicare il mio album molto tardi, dopo una vita in giro per i teatri di tutta Italia con i musical. In realtà ho iniziato a scrivere i primi brani intorno ai 17 anni e non mi sono mai fermata. Scrivevo per esprimere emozioni che altrimenti non avrei saputo gestire, scrivevo come fosse una catarsi. È per questo che non ho mai pensato di pubblicare la mia musica, perché era qualcosa di intimo e segreto. Successivamente vari avvenimenti della mia vita mi hanno fatto capire che in realtà stavo mentendo a me stessa perché avevo solo paura del giudizio altrui… così mi sono armata di coraggio e determinazione e ho lavorato a questo progetto discografico.  Il disco contiene 11 brani scritti in epoche diverse della mia vita e sono quasi tutti in italiano, solo 3 sono in inglese. Ho sempre ascoltato principalmente musica americana, per questo inizialmente preferivo scrivere in inglese. Scrivere in italiano è stato uno degli step che mi ha gradualmente fatto riappacificare con l’idea di essere una cantautrice che semplicemente non aveva il coraggio di fare la cantautrice!