Phomea – Annie (Melaverde, 2019)

Non è una novità, ma un disco così, andava assolutamente recuperato.

Fabio Pocci, in arte Phomea, dopo le esperienze con S.U.S. e Sparflatz, da poco meno di dieci anni si muove come solista. Un ep di quattro brani del 2012 fotografa l’istinto di esserci, poi una lunga serie di concerti, alcuni in apertura di Beach House e Marco parente, fino ad arrivare a noi, con l’esordio sulla lunga distanza con questo “Annie”.

La copertina a forma di libro per “Annie”,
esordio di Phomea

Lo spirito artistico del pistoiese Phomea si muove sull’onda creativa di quegli anni ’90 intrisi di indie rock tra Pavement e Tindersticks, con certe asprezze vocali dei nostri Marlene Kuntz..

L’inziale “Annie”, “Carnefice”, il ritornello ossessivo di “Gravità”, il reverbero amaro di “Non ho memoria”, l’andirivieni melodico di “Ho paura di te” e lo splendido singolo in odore di Nirvana di “Mi manca un gesto”, alimentati da testi asciutti, sorta di poesie del quotidiano, sulla scia di un Paolo Benvegnù meno ermetico, sono perle volutamente grezze di un’artista che si muove agile nell’oggi, guardando in più direzioni.

L’originalità è il motivo trainante di questo artista, che nella biografia inserisce una personale compilation di spotify, presentandola così: “Quali sono le mie influenze? Scoprilo qua”.

Intanto partite ascoltando queste undici tracce di “Annie”, avrete di che essere soddisfatti, a cominciare dalla splendida confezione.