Intervista ai Réclame, finalisti di Sanremo Giovani 2019. Racconti di “Voci di Corridoio”.

“Voci di Corridoio” è il disco d’esordio dei RÉCLAME, il gruppo nato dall’incontro tra Marco Fiore con i fratelli Edoardo, Gabriele e Riccardo Roia che ha debuttato lo scorso dicembre tra i finalisti a Sanremo Giovani 2019’. Il primo album di inediti di questa promettente formazione, che si è distinta fin dalle prime ore per la capacità di creare una perfetta sintesi tra la forza poetica della narrazione e l’espressività delle sperimentazioni sonore.

Ispirandosi alla tradizione cantautorale italiana, con una costante attenzione alle sonorità alternative contemporanee, i Réclame rilasciano 8 brani per altrettante storie e personaggi: voci e frammenti di un mosaico dell’esperienza umana.

Tracklist “Voci di corridoio”

01_Il viaggio di ritorno
02_Due amanti
03_Il vuoto sotto la pelle
04_Fra le braccia di un’altra
05_Inseguito dalla luna
06_La casa d’infanzia
07_Cosa resterà?
08_Notte d’inverno

Voci di Corridoio , parlano i Réclame.

Senza dubbio non posso che chiedervi come sia stata l’esperienza ” Sanremo Giovani”?

L’ esperienza “Sanremo Giovani” è stata sicuramente formativa per noi. Abbiamo dovuto fare i conti con tutta una serie di dinamiche televisive a noi sconosciute, che sicuramente ci risulteranno utili per il futuro.Ci dispiace solo di non essere arrivati all’Ariston ma, per una band neonata come la nostra, esibirsi in prima serata su Rai Uno è già stato un risultato importante ed è anche stato un ottimo trampolino di lancio per il progetto.

Come mai avete scelto il brano “Il viaggio di ritorno” per salire sul palco agognato?

La scelta del brano non è stata dettata da nessuna particolare motivazione di carattere strategico. Abbiamo pensato di proporre un brano lontano dalla classica canzone sanremese e poi vedere cosa sarebbe successo. Ci riteniamo molto soddisfatti del feedback di pubblico e di addetti ai lavori, che abbiamo ricevuto.

Rispetto a “Voci di Corridoio”:

Un disco caleidoscopico, un metadisco lo definirei. Otto personaggi differenti a formare un mosaico. In cosa differiscono e in cosa invece si somigliano. Singoli episodi delle nostre fragilità. Come è stato concepirlo?

Il disco nasce dalla volontà di narrare otto personaggi differenti e complementari. Ognuno di loro cerca un contatto con l’ascoltatore e con la realtà che lo circonda, nella speranza di rimarginare una ferita aperta e di alleviare un dolore intimo. I brani sono specchio di fragilità, con le quali tutti dobbiamo, prima o poi, fare i conti.

Pertanto, il disco non vuole elargire giudizi quanto ricercare un confronto con l’altro. Lo stesso corridoio, in tal senso, è da intendersi come il luogo dove questo dialogo, seppur spesso conflittuale e caotico, è possibile. 

Il brano “Il vuoto sotto pelle” mette a confronto la dipendenza amorosa da quella da sostanze stupefacenti. In fondo i rapporti di dipendenza affettiva oggi sono sempre piu’ frequenti….

La dipendenza è una condizione umana che, anche senza essere direttamente legata all’abuso di sostanze stupefacenti, chiunque sperimenta nel corso della propria vita. La necessità di dipendere da qualcosa o da qualcuno è una possibilità, che si annida all’interno di ogni essere umano e che da sempre lo affascina pericolosamente. Il brano, partendo da questo assunto, mette a confronto il rapporto amoroso e la tossicodipendenza: due comportamenti, che condividono la ricerca del piacere fisico e psichico.

Mentre invece “Fra le braccia di un’altra” non lascia spazio all’interpretazione, è una vera e propria rottura.

Il brano ritrae una giovane coppia che, in un momento di intimità, prende coscienza della propria imminente rottura sentimentale. La tacita ammissione di un tradimento e di uno scherno prende forma all’interno dei due personaggi, che, solamente guardandosi l’un l’altro, intuiscono l’ormai prossima fine. Sicuramente, da un punto di vista compositivo, è uno dei brani che ci ha richiesto più lavoro per via della stratificazione sonora e della commistione fra canzone autorale anni 60’ ed elettronica, che abbiamo operato.

In “Due amanti” si fa spazio la memoria e il ricordo. Che rapporto avete con esso?

Il brano racconta la fine di una relazione, la dolorosa separazione che ne consegue ed il nostalgico ricordo, che persiste nella memoria dei due protagonisti. Il ricordo è l’unica cosa che rimane del passato, pertanto va preservato, tuttavia bisogna sempre guardare ad esso come riflesso del passato, mediato dal tempo e dalla memoria, e pertanto non prenderlo come istantanea di ciò che è accaduto.

In “Cosa resterà?”, brano in cui ogni giovane potrebbe ritrovare parte di se stesso,  prevale più il senso nostalgico o quello del riscatto?

“Cosa resterà ?” è un brano di fondo profondamente pessimista. Il riscatto è qualcosa di possibile solo per gli altri, mai per se stessi. Lo stesso protagonista del brano non può fare altro che proiettare le speranze per il futuro sulla giovane coppia, augurandosi che non si abbandoni alla furia degli eventi. Lo sguardo generale sul presente è rassegnato ed il passato non è un tempo felice, in cui è possibile rifugiarsi, ma un tragico preludio al presente.

Nella traccia che chiude il disco invece, “Notte d’inverno”, come è stato metaforicamente, toccare il tema del suicidio per il troppo amore, stavolta tra padre e figlio?

“Notte d’inverno” è stato il brano dove ci siamo presi le maggiori libertà da un punto di vista sonoro e testuale. Il brano ritrae un carcerato che vede apparire suo figlio, prematuramente scomparso anni prima, all’interno della propria cella. Con le prime luci dell’alba, l’ombra del figlio è destinata a sparire e il padre, mosso dall’amore e dalla disperazione, decide di togliersi la vita e di seguirlo. L’intero pezzo è declamato come fosse un monologo interiore. Abbiamo ricercato una forma che fosse più aperta possibile e che seguisse con efficacia la narrazione. L’unica via di scampo per il protagonista è la morte, una morte che però è anche riavvicinamento a quel figlio che non ha mai conosciuto, una morte che, in fin dei conti, non è altro che un inseguire ciò che si è amato in vita e non si è mai avuto.

Uno disco sorprendentemente metaforico, ricco di spunti di riflessione.