Intervista a Marcello Zinno: da RockGarage alla miniera, odiando il crowdfunding ..

E’ il direttore di RockGarage.it ed è felice di essere quotidianamente impegnato a capire come il rock (soprattutto pesante) si evolve: un paio di recensioni al giorno, un sacco di interviste, un manipolo di collaboratori da gestire .. .ma tutto questo è (pura) fatica unita al piacere (puro)!
Nei mesi scorsi le sinapsi di Marcello Zinno sono state impegnate nel lanciare il suo j’accuse verso la moda del crowdfunding e l’ha fatto nel modo più concreto. Scrivendo un libro..

1) Marcello buongiorno: ma ora ti devo chiamare collega scrittore?
Ah.. ah .. no non mi merito questo titolo. Ormai scrivo di musica dal lontano 2004 ma da qui a entrare nella categoria degli scrittori ce ne vuole!
2) Raccontami come sei arrivato a scrivere un libro sul crowdfunding…
La storia è davvero bella e come tutte le piccole grandi storie è nata per caso. Sono stato intervistato da un’agenzia di promozione che intendeva chiedere il parere ad una webzine autorevole rispetto a come le band possano “emergere”. Nell’ultima domanda (quindi dopo oltre 20 minuti di video!) ho lanciato questa piccola bombetta, questo “outing”: ho affermato che io personalmente non credo nel crowdfunding nella musica. Una volta condivisa l’intervista non mi aspettavo che diverse persone arrivassero ad ascoltare tutto il video e a scrivermi che anche loro non vedevano il crowdfunding come la soluzione. Mi sono stupito che fossero arrivati fino alla fine e che il mio pensiero non fosse così isolato! Questo mi ha dato lo stimolo per spiegare meglio la mia posizione. Sul web? No, ho pensato di scrivere un mini libro (una cosa agile da leggere) e di pubblicarlo.
3) Più gli elogi che ti sono arrivati o le critiche?
Ad essere sincero mi sono arrivati molti commenti positivi. Anche durante la presentazione del libro (che ho organizzato in uno spazio culturale qui a Milano, il Nemiex, con una diretta sulla Radio FM ufficiale di Sesto San Giovanni e una partecipazione fisica del pubblico che al termine della diretta poteva fare domande) ci sono stati diversi punti di congiunzione tra curiosi, musicisti e quanto ho espresso io. Non nego che alcune band “ce l’hanno fatta” a pubblicare un album tramite il crowdfunding, ma quello che penso è che non possiamo vederlo come la soluzione alla ripresa del mercato discografico. Io la vedo più come una “soluzione tampone” e nel libro spiego il perché.

4) Credo che il crowdfunding sia figlio di questi tempi, arrivando addirittura al settore immobiliare…
Sì, anche questo aspetto è affrontato nel libro. Il crowdfunding ha invaso moltissimi settori, d’altra parte è un modo per raccogliere risorse quindi è giusto che venga adottato in contesti molto diversi. Ed io credo che in settori ad alto contenuto tecnologico, ad esempio, sia davvero uno strumento efficace, ma non nella musica. La musica è un ambito artistico, legato ad un aspetto fortemente culturale, astratto. Come fa un musicista a convincere una platea potenzialmente vastissima a donare soldi per poter realizzare il proprio album che al momento è nella sua mente? Se l’album non è ancora registrato non può farlo ascoltare…alla fine accade che donano solo gli amici per un sostegno che non è artistico, non è meritocratico ma solo “amichevole”. Io non voglio un mondo musicale dove le uniche band che realizzano un album sono quelle con molti amici.
5) Saprà la discografia organizzarsi per far emergere solo chi merita?
Questa è la speranza ma il mio punto di vista è che sarà anche una strada obbligatoria per la discografia. Ci siamo lasciati alle spalle almeno 3 lustri di crisi del mercato discografico, di peer-to-peer, di pirateria musicale, in cui nessuno guadagnava nulla, né le label, né gli artisti. Da qualche anno si è aperto il mondo dello streaming musicale che sta portando risorse alle label e agli artisti (più alle label ad essere onesti). Le etichette discografiche sono sufficientemente intelligenti per capire che se non investono in nuova musica non avranno nemmeno la possibilità di ottenere più risorse tramite lo streaming e investire vuol dire supportare i giovani artisti. Quando questo concetto sarà chiaro per tutte le label, il crowdfunding nella musica sparirà. L’ho scritto due anni fa nel libro e sono sicuro che la profezia si avvererà. Il mercato della distribuzione invece cambierà drasticamente, già lo vediamo da qualche anno. Il fisico sta sparendo, chi non si reinventerà non avrà futuro, come quell’imprenditore che produceva CD vergini e che non si è saputo reinventare ed è stato costretto a chiudere tutto e fare il rider per sopravvivere.


6) Pochi dei nostri lettori non conoscono RockGarage.it, ma … vogliamo lo stesso fare una scheda di presentazione della tua galassia?
Volentieri! Dopo anni passati a scrivere per altre webzine, nel 2011 ho deciso di creare RockGarage.it per un semplice e chiaro motivo: incrementare la qualità dell’informazione musicale in Italia. Un obiettivo sfidante, certo, ma importante perché se è vero che in Italia c’è tanta musica nuova e di qualità è anche vero che essa ha bisogno di persone competenti che sappiano parlarne e valorizzarla. RockGarage si basa anche su tanti altri presupposti: aggiornamento costante, 365 giorni l’anno, iniziative fuori dal normale (come i Redattori Speciali, le rubriche settimanali…) e un rapporto diretto con i vari operatori del settore, ovviamente band incluse!
7) Quali sono gli ultimi dischi che ti hanno veramente emozionato?
Personalmente ascolto circa 250 album ogni anno (RockGarage pubblica circa 650 recensioni di nuove uscite ogni anno) e le mie classifiche di fine anno ricomprendono solo per il 10-20% band mainstream. Sono un sostenitore della musica emergente ma non per semplice campanilismo, piuttosto perché c’è tanta musica di grandissima qualità che meriterebbe molto più spazio! Mi è piaciuto molto il progetto Animatronic (speriamo non sia solo qualcosa di estemporaneo), i Laetitia In Holocaust, gli Overture, i Don Broco (che nel mondo fanno già dei numeri da capogiro), i Be The Wolf (in Giappone sono una realtà consolidata), gli Universound, i Wandering Vagrant…ma anche il 2020 ci sta regalando album davvero interessanti: per ora nel mio lettore girano gli album dei Mimica, Electric Feat, Please Diana, Retrolove, Igorrr, Artemio, The Third Grade. La musica è una miniera: solo chi scava trova roba di valore!

8) Logico concludere con la più banale delle domande: come hai vissuto questa quarantena? Come pensi che ne usciremo?
Dal punto di vista personale direi ottimamente, ad inizio Aprile (in pieno periodo Covid) è na-19ta mia figlia, quindi non potrei essere più felice! Ovvio che gli “arresti domiciliari” hanno complicato un po’ tutto, ma almeno ho potuto passare più tempo con lei. Dal punto di vista musicale ho notato chiaramente un calo di attività: molte band hanno rinviato la pubblicazione del proprio album e l’attività live, come tutti sanno, è stata azzerata. Il mio pensiero va ai locali, ai molti che hanno chiuso definitivamente e a quelli che riprenderanno a fatica. Sono triste per loro, per tutto l’indotto (i lavoratori) e per tutti noi, ciò significa meno spazi dove proporre musica, ma al tempo stesso credo sia un’opportunità per ripensare ad un nuovo rapporto collaborativo tra locali, direttori artistici, booking e band. Ciascuno ha bisogno degli altri ed è quindi essenziale non vedersi più come “avversarsi” bensì come “alleati” per poter riprendere alla grande. Dobbiamo imparare a “lavorare insieme per il bene di tutti” cosa che in Italia, dove ognuno vede solo il suo orticello, è difficile. Ma non impossibile.