Abbiamo bisogno di armonia più che mai: intervista all’arpista Floraleda

Giovedì 6 Agosto sarà Floraleda Sacchi la protagonista dell’Electroclassic Summer Night al Castello Sforzesco di Milano: proprio per capre che tipo di spettacolo sarà e qualcosa di più sulla sua verve artistica, sono riuscito ad intervistarla per farvi scoprire qualcosa di più sulla sua carriera classica di successo che la porta a vincere 16 premi in concorsi internazionali.

Bentrovata! Partiamo dalla domanda più difficile: come ti definisci? Forse una sperimentatrice?
Mi definisco me stessa. Fuori genere. Curiosa. Ma definirsi è sempre difficile…
Come sei arrivata a collaborare con etichette storiche come Decca e Deutsche Grammophon? Che lavori hai registrato per loro?
Un responsabile ufficio stampa di una stagione in cui avevo suonato mi disse un po’ per caso a fine concerto: ‘Cercano artisti italiani in Universal dovresti scrivergli’ e il giorno dopo ho cercato i contatti di Universal Italia, ho mandato una mail e mi hanno dato un appuntamento. Ho spiegato quello che mi sarebbe piaciuto incidere e loro mi hanno detto: ci interessa. Così ho cominciato. Il primo disco Minimal Harp, è andato bene e ha dato il via a un genere. Sono entrata in contatto con Arvo Pärt e Philip Glass… poi ho continuato incidendo repertorio tradizionale dal Barocco al Novecento. Poi ho deciso che era ora di cambiare e ho fatto di tutto per uscire dal contratto. È stata una bella collaborazione e sono in ottimi rapporti, ma sono felice di essere diventata indie e gestire in primis la mia musica.

Era dunque forte la voglia di creare una entità diversa come Amadeus Arte?
E’ nata per caso. Ho iniziato ad incidere musica scritta per me con degli album monografici, non potevo però proporli a delle major in quanto particolari. Da questo primo nucleo è cominciato tutto. Ora abbiamo più di 40 titoli in catalogo con nomi prestigiosi e molti compositori emergenti. Più cresciamo, più attiriamo progetti particolari e in un certo senso trasversali. L’essere fuori genere ci ha fatto diventare un genere…
– Al Castello Sforzesco che repertorio proporrai?
Un nuovo brano di Jim Perkins realizzato durante la quarantena. Lo presento in pubblico per la prima volta, ma è andato molto bene in streaming E mi piace moltissimo. Poi brani dal mio ultimo album uscito a Febbraio intitolato Space. Anche questi per via del blocco dei concerti sono una novità dal vivo. Infine anche brani di Olafur Arnalds, Roberto Cacciapaglia, Ludovico Einaudi. Ho scelto molti brani ritmici, ma tutti sono estremamente armonici. In quest’anno penso che abbiamo bisogno di armonia più che mai.