Electroclassic Summer Night nell’espressione musicale contemporanea: ne parliamo con Piero Chianura..

L’evento di Giovedì 6 Agosto al Castello Sforzesco di Milano si prospetta sempre più come un gustoso antipasto di un percorso che vuole sperimentare: questo l’abbiamo intuito dall’intervista che ci ha appena concesso Floraleda Sacchi (protagonista con la sua arpa di uno show che arriva alla musica moderna, financo all’elettronica) e questo è anche il focus del veloce incontro con Piero Chianura


– Bentrovato Piero Chianura: come siete arrivati a costruire Electroclassic Summer Night?
È stato grazie a Ottavanota, una struttura milanese che si occupa di formazione e integrazione sociale attraverso la musica con cui la mia rivista BigBox collabora da tempo. La direttrice Elisabetta Ronchi voleva che organizzassimo insieme un evento all’interno dell’Estate Sforzesca e così ho pensato che sarebbe stato interessante presentare con un concerto/anteprima la seconda edizione di Electroclassic Festival, previsto sempre a Milano dal 22 al 28 Novembre 2020 e di cui la stessa Ottavanota è stata partner della prima edizione. Ho pensato che presentare Electroclassic con un concerto della sua ideatrice e direttrice artistica, ma soprattutto musicista che identifica perfettamente il progetto del festival, fosse il miglior biglietto da visita in questa occasione.

– A Novembre dunque questa rassegna completa: qualche anticipazione?
Electroclassic Festival è nato lo scorso anno con l’obiettivo di promuovere i musicisti italiani. Per questa ragione non abbiamo il problema di gestire gli spostamenti di artisti stranieri in questo momento di grande incertezza. Sarà però a settembre che decideremo il programma definitivo. Possiamo anticipare che apriremo a breve una call per selezionare giovani musicisti che utilizzino i loro strumenti acustici in chiave elettronica anche in chiave multidisciplinare. Daremo spazio anche ai musicisti che approcciano alla musica in modo consapevole, che sappiano cioè quanto è importante oggi più di prima usare la musica come strumento di crescita e benessere degli individui. Ovviamente stiamo già prevedendo lo streaming per la fruizione online, in modo che il festival si possa comunque tenere anche nel caso di limitazioni alla presenza fisica del pubblico.
– Volevo sfruttare la tua esperienza giornalistica (Strumenti Musicali, Backstage, Planet Pro..) e chiederti come vedi evolversi la comunicazione in ambito musicale…
Domanda complessa… Le riviste che hai citato rappresentano un periodo storico ormai finito. Erano riviste specializzate che non dovevano fare i conti con la comunicazione digitale sul web. Con Strumenti Musicali fummo i primi, negli anni Novanta, ad allegare alla rivista un CD-ROM multimediale con audio, programmi software e video di cui curavamo le interviste sul campo, il montaggio e il doppiaggio. Sapevamo che la carta non sarebbe più bastata a una generazione di lettori che stava crescendo con la multimedialità. Ma poi si sviluppò la comunicazione sul web e tutto questo non ebbe più senso. Quando diressi InSound nel primo decennio del 2000, con mio fratello Claudio che ne era l’editore, ci ponemmo la domanda di quale fosse il ruolo delle riviste cartacee nella nuova era digitale. InSound puntava sulla qualità assoluta di contenuti non presenti sul web, ma si scontrò con le prevalenti esigenze di inserzionisti e lettori: velocità di accesso al maggior numero di informazioni possibile. La qualità, che oggi torna a essere necessaria per distinguersi dall’appiattimento dell’informazione online, aveva perso importanza per tutti, così attratti dalla gratuità ed economicità del web. La stessa produzione musicale era passiva nei confronti dell’approccio “quantitativo” del web. La freepress cartacea BigBox oggi distribuita direttamente nei luoghi in cui si ritrovano i musicisti (negozi, eventi e fiere specializzate) ha resistito proprio per la sua capacità di raggiungere il target senza le dispersioni della pompata visibilità del web.
Oggi sappiamo che la comunicazione in ambito musicale prende forme di ogni genere. Ci sono ancora testate specializzate tradizionali che si rivolgono a lettori di età avanzata (e con maggiori disponibilità economiche) o giovani che apprezzano la “lentezza” del media. Sono testate che se la giocano anche sulla qualità grafica e della fisicità del supporto. Più o meno tutte sono anche presenti sul web, ma puntano sull’autorevolezza della versione cartacea. Poi ci sono testate, blog, gruppi Facebook e altro che rappresentano un mondo numericamente infinito di voci. È una coda lunga di realtà professionali, molte delle quali fanno capo a giornalisti musicali molto preparati che hanno perso il lavoro durante la crisi dell’editoria, e che si giocano un pubblico di lettori fidelizzato fino a quando non arriva qualcuno di più interessante di loro. È un periodo di incertezza totale e l’economia su cui si basa il mondo della comunicazione non dipende più dai lettori, ma da sponsor occasionali, contributi pubblici o degli stessi player che controllano l’informazione sul web (Google su tutti). Quest’anno ho aperto la nuova testata MusicEdu, proprio perché ritengo che il futuro della musica risieda nella ricostruzione di una conoscenza di base (che è anche spirito critico) nelle nuove generazioni di musicisti e tecnici che diventeranno operatori del settore, giornalisti specializzati ed ancheascoltatori di musica consapevoli.

Ritorniamo a quello che succederà al Castello Sforzesco il prossimo Giovedì..
Quando ho conosciuto Floraleda Sacchi durante la presentazione di un suo disco per la Universal, mi sono trovato di fronte a un’arpista che suonava Philip Glass. Poi ho scoperto che era compositrice, utilizzava l’elettronica, suonava in giro per il mondo, aveva scritto libri di musicologia, aveva un’etichetta discografica e produceva altri artisti, organizzava un festival di musica internazionale… Dopo averla intervistata e invitata al FIM Salone della Formazione e Innovazione Musicale per promuovere la sua multiforme attività, mi ha proposto di organizzare insieme a lei Electroclassic Festival proprio perché, parlando, avevamo entrambi identificato una nuova tendenza nell’espressione musicale contemporanea che doveva essere promossa. Ho accettato perché ho subito pensato che avrebbe fatto tutto lei! Scherzo…