ZeroSettanta Volume Due: dal 30 ottobre la seconda parte del triplo disco di Renato Zero

Dal 30 ottobre è disponibile il Volume Due della trilogia ZeroSettanta, il nuovo disco di Renato Zero in tre volumi per festeggiare il suo settantesimo compleanno, inaugurata il 30 settembre con il Volume Tre e che si concluderà a fine novembre con il Volume Uno.

Esce oggi venerdì 30 ottobreZeroSettanta – Volume Due”, il secondo capitolo della trilogia che Renato Zero ha inaugurato con il Volume Tre a partire dal giorno del suo settantesimo compleanno, il 30 settembre scorso, per scandire il consueto conto alla rovescia “3-2-1-Zero” che terminerà con il Volume Uno in uscita a fine novembre. In un periodo storico così particolare “che ci vorrebbe muti ed inamovibili, a subire un silenzio spesso colpevole di autolesionismo”, Zero sceglie di portare avanti un coraggioso percorso in tre album che vuole raccontare tutta la verità sulle sue continue trasformazioni e sul senso del suo continuo cercarsi.

Renato Zero (foto di Roberto Rocco)

Renato Zero ha presentato il disco ieri mattina in una conferenza stampa su Zoom, nella quale ha ribadito l’importanza fondamentale della musica e della cultura in questo momento difficile per il paese: “Questi governi ogni tanto si lasciano sfuggire la frase che la cultura non dia da mangiare e che non sia determinante per lo sviluppo del paese, questo non vorrei sentirlo più dire, sono affermazioni gravissime, perché se noi siamo salvi lo dobbiamo anche a Giuseppe Verdi, Anna Magnani, Eduardo De Filippo, Luigi Pirandello, Pierpaolo Pasolini, il nutrimento non è solo quello fisico, è anche quello dell’anima, della testa e del cuore“. Già da 0/1023 (brano di “Invenzioni” del 1974) Renato aveva combattuto la massificazione e messo all’indice il fatto di diventare dei numeri, “oggi gli artisti sono finiti sugli scaffali e sono diventati merce“. Uno Zero tutt’altro che reticente, che in questo secondo disco, imprevedibile e spiazzante come quello che l’ha preceduto e che ha dato il via al progetto, racconta se stesso attraverso svariati generi musicali, tipologie ritmiche ed armoniche. La cifra ironica ma anche l’estrema sensibilità che da sempre lo contraddistinguono, fanno da fil rouge in un disco che riprende il proponimento iniziato col primo: dire, anziché tacere. Dare, invece di accumulare.

ZeroSettanta – Volume Due”, prodotto dallo stesso Renato Zero per Tattica, è cuore e centro esatto di una trilogia immaginifica e monumentale composta di 40 brani inediti: un lavoro personale ed intimo, immediato e trasparente, come il capitolo che l’ha preceduto, forse anche più riuscito del Volume Tre.

In questo secondo capitolo troviamo quattordici nuove canzoni e il consolidamento delle importanti collaborazioni inaugurate con il primo disco: dalla produzione e gli arrangiamenti di Phil Palmer e Alan Clark (nel brano “Vergognatevi voi“) al fondamentale apporto del Maestro Adriano Pennino (che ha arrangiato e prodotto gli altri 13 brani del disco, oltre ad essere coautore di 4 brani), al giovane cantautore Lorenzo Vizzini che firma ben 5 brani del disco, per finire con il grande ritorno di Dario Baldan Bembo (storico autore di alcuni dei brani più noti di Zero negli anni ’80 come “Amico” e “Più su“), che firma la musica di “Bella scommessa” e “Se sono qui” (che hanno quasi la stessa musica con un testo diverso).

Volume Due” si apre con la profonda delicatezza de Il grande incantesimo, scritto con Lorenzo Vizzini, un potente canto di ringraziamento alla vita, figlio del vissuto di Renato Zero e delle sue lucide riflessioni sulle esperienze che lo hanno segnato, trasformato e arricchito. Una nitida e delicata riflessione sul mondo che ci circonda, in cui viene delineato il processo di formazione che rende un uomo tale attraverso le emozioni che è portato a provare nel corso della vita, le prove da superare e lo scorrere inesorabile del tempo. Il brano si apre con un’intro di pianoforte suonato da Pennino, che accompagna e introduce all’ascolto. Ad arricchire la seconda parte, un assolo di tromba di Fabrizio Bosso nel finale, che impreziosisce ulteriormente l’atmosfera elegante e profonda del brano.

Un canto che prosegue sulle note del secondo brano, L’amore sublime, primo singolo estratto dal disco ed uscito il 23 ottobre, scritto sempre con Vizzini, la dichiarazione forte e delicata di un’anima spoglia da tutte le sovrastrutture, che si mostra nuda davanti al più puro dei sentimenti. Nell’onirico videoclip, per la regia di Roberto Cenci, Zero invoca l’Amore e lo descrive attraverso delle immagini cristalline e tenere di neonati e bambini, a simboleggiare proprio il candore, l’innocenza, l’incorruttibilità dell’unica emozione che guida ogni nostra scelta. Una ballad potente, una lettera aperta all’amore della vita, una promessa di impegno e fedeltà. Un refrain di chitarra acustica di Adriano Martino introduce e poi accompagna l’intera canzone, dal ritmo dolce ma deciso al contempo, virando verso l’elettrico senza mai perdere la sua freschezza. I maestosi archi dell’Orchestra Italiana del Cinema diretta dal M° Pennino prendono per mano l’ascoltatore, accompagnandolo fino alla conclusione del brano in una densa atmosfera idilliaca.

Nel terzo brano, La logica del Tempo, un pop moderno ed elettronico scritto interamente da Vizzini, Zero si osserva attraverso uno specchio metaforico, consapevole dello scorrere immutabile degli anni ma deciso a non lasciarsi schiacciare dal loro peso, perché il fluire dei giorni non stemperi l’entusiasmo e non tarpi le ali ai sogni: un abbraccio alla filosofia oraziana del carpe diem, con quel saper vivere il momento che è il senso stesso della libertà. Zero torna ad analizzare il vivere dell’uomo e il rapporto di quest’ultimo con il succedersi dei minuti, delle ore, degli anni. Nel brano è chiaro il rimando al concetto greco del panta rei: “tutto scorre, cambia, muta nel tempo”. La vera forza dell’uomo consiste nel saper godere dei singoli attimi che la vita offre: solo così l’essere umano può arrivare a scoprire il vero “segreto della libertà”.

Dopo aver tentato di afferrare l’essenza stessa dell’amore, il disco prosegue con Non è amore, ovvero quei rituali e quelle convenzioni che troppo spesso consegnano l’immagine ingannevole di un rapporto idilliaco e ne nascondono le crepe. Meno genuflessioni e anelli all’anulare dunque, più autenticità. Una ballad romantica e riflessiva scritta da Lorenzo Vizzini che si poggia su pianoforte e chitarre acustiche, dedicata alla dicotomia tra l’amore come sentimento puro e l’amore come puro artificio retorico: se nelle strofe vengono enumerate tutte le convenzioni che riconducono a un sentimento che in realtà si affievolisce col passare del tempo (“Non è amore quando stare vicini diventa una routine / non è amore simulare una passione che non c’è”), nei ritornelli esplode la consapevolezza forte su quale sia il sentire profondo a cui ognuno di noi aspira, che dovrebbe essere “libero da ogni vincolo e ogni Dio”. Amare non è un anello all’anulare ma “sinceramente scegliersi ogni giorno”.

Prima che sia tardi (scritta con Pennino) entra prepotente nell’orecchio dell’ascoltatore con il suo sound trascinante: col piglio giovenaliano del ridere castigando mores, Zero si scaglia contro la società regolata da bieche logiche di consumo, dove anche i sentimenti vengono svenduti al mercato del qualunquismo. Il messaggio è potente: saper diventare artefici della propria sorte, senza paura di rivedere le proprie posizioni e rivalutare i propri ideali, prima che sia troppo tardi. Un sound ritmato, elettronico e aggressivo che si scaglia contro la logica del consumismo e la messa in discussione delle libertà personali: un grido di denuncia e di risveglio delle coscienze di ciascun individuo, “prima che il mondo decida di spazzarci via”.

Dopo un brano cosi trascinante, il disco vira e torna alle atmosfere romantiche e intimiste con L’idea di te (scritta con Vizzini): può l’amore per una donna essere sconfinato a tal punto che il solo pensarla basta a perdonarle tutto? Relegato nel limbo dell’incertezza, di quei duemila “perché”, Zero si consola con “l’idea di lei”. Atmosfere intimistiche e sensuali dipingono una samba passionale, in un brano che parla di un sentimento burrascoso e imprevedibile che colpisce, affonda e lascia in balia di duemila perché. Un viaggio meraviglioso ma impraticabile, da segnalare le improvvisazioni vocali di Zero sul finale.

In manette l’astinenza è un’esortazione diretta, tagliente e scanzonata a non mettere da parte la propria sessualità per compiacere gretti e bigotti, ma anzi a relegare loro stessi all’oblio della propria frustrazione e del non appagamento. Un tango provocatorio e disinibito (torna anche qui la tromba di Fabrizio Bosso) che mette alla berlina i censori, gli avari e i puritani, in nome di una sessualità libera e appagata. In un mondo di menti offuscate dal pensiero democristiano, è prepotente l’invito a dare spazio alla luce per tornare ad amare liberamente se stessi e gli altri, perché “anche il piacere ha il diritto ed esige rispetto”. Sembra tornato lo Zero sfrontato e trasgressivo di brani degli anni ’70 come “Triangolo“, “Sbattiamoci“, “L’ammucchiata“, che qui canta: “Benedette le manette, sia lodato il bondage…ci si ammucchia allegramente, una folle geometria, scostumati e depravati in casa mia…non li sopporto più: sermoni, richiami, privazioni…perché tornare così gretti e bigotti? perché nascondere poi una sessualità? discriminare chi è molto più onesto di te, non si può amare se mai fra allusioni e sospetti…“. Avendo subito sulla sua pelle questo tipo di discriminazione, Zero in prima persona invita a combattere il bullismo, il femminicidio e l’odio per il diverso, partendo proprio dalla scuola.

L’ottavo brano del Volume 2 vede il ritorno della collaborazione musicale di Baldan e sembra tracciare il bilancio di una vita che, come la musica, ha riservato a Renato Zero carezze e schiaffi. Da quando era una Bella scommessa, con un bagaglio pieno di ambizioni e speranze, ad oggi, Zero non ha mai perso di vista il rapporto con il pubblico, osservandolo, accarezzandolo e assorbendo da quest’ultimo tutta l’energia, anche nei momenti critici. Perché “noi esistiamo soltanto grazie a quell’applauso”. Un inno alla vita e un ringraziamento per quello che ogni giorno regala e toglie, a volte aprendo orizzonti, altre schiaffeggiando e contrastando, e poi ancora incoraggiando. Una canzone piena di speranza e di misericordia: tutti noi siamo una bella scommessa, tutti noi abbiamo in serbo grandi ambizioni e grandi sogni che possono sbocciare, per costruire e tracciare il sentiero della nostra vita.

Il disco prosegue con Vergognatevi voi, prodotto, scritto e arrangiato (e suonato, tra gli altri) da Phil Palmer, un canto impegnato di resistenza ai poteri forti, un accorato invito a vergognarsi per la loro cieca avidità. Nel funesto scenario di promesse non mantenute, si alza forte il grido di protesta di Zero, qui portavoce delle classi più colpite e meno tutelate dallo Stato: “quegli applausi scusateci sono tutti per noi, perdonateci se esistiamo”. Un grido di allarme e denuncia, necessario per risvegliare e scuotere le coscienze collettive dal potente veleno che contamina la vita pubblica e la convivenza civile. Una contrapposizione calzante che vede da una parte il popolo, stremato e disilluso dalle false promesse e garanzie, e dall’altra i signori del potere, ciechi di un’insana avidità. Se è vero che “chi sguazza nel potere poi porta sempre a casa il suo”, Zero regala un messaggio chiaro e di speranza: “la vita lo sa, sa premiare e punire chi sbaglierà”.

Una lettera a cuore aperto alle sue nipoti, che arriva delicata come la carezza prima della buonanotte: La mia carezza – per Virginia e Ada (scritta con A. De Simone) è un’esortazione a prendere la vita col sorriso, a metterci sempre il cuore e a conservare l’ingenuità del proprio fanciullino interiore. Sul finale del brano percepiamo parole sussurrate, come prima di dormire: “non mi muovo da qui”, la rassicurazione di un nonno innamorato delle nipoti, l’invito a non aver paura della notte e ad affrontare la vita. Una delicata ninna nanna sorretta magistralmente da pianoforte ed archi, che Zero ha voluto dedicare alle nipoti Virginia e Ada. Nel gesto amorevole di una carezza c’è la volontà di un uomo che desidera accudire, proteggere e coccolare le sue creature, insegnando loro ad amare soprattutto sé stesse. Sul finale una frase sussurrata, dolce e rassicurante, racchiude l’intero intento del brano: “Sorridi, sorridi, io non mi muovo da qui”.

Il disco cambia decisamente ritmo con il brano successivo, scritto interamente da Zero, quasi un manifesto di questo secondo lavoro: Troppi cantanti pochi contanti è una canzone trascinante, scandita da voci campionate, ritmi carioca e assonanze irriverenti. Un dialogo tra un autocelebrativo Renato Zero (“sono io il vero camaleonte che ammalia e confonde, non ne fanno più“), sempre perfettamente in equilibrio sul filo della provocazione, e i cantanti della nuova generazione, prontamente e ironicamente messi in guardia: “chi prende il mio posto si impegni di più”. Un brano caratterizzato dalle molte collaborazioni, con un coro firmato dai Neri Per Caso, la tromba di Gianfranco Campagnoli e il trombone di Gianfranco Tedeschi: un beat che si incolla alle orecchie fa da tappeto a un Renato che, seduto sul suo trono, discute della scena musicale contemporanea. In un mondo in cui branchi di artisti si avvicinano alla discografia col desiderio di “fama, ricchezza e visibilità”, Renato avverte serafico: “Attenti cantanti, solo grandi talenti oppure contanti mai più”! Tra gli artisti delle nuove generazioni che stima e rispetta Zero in conferenza stampa ha citato Ultimo e Diodato, invitando i giovani ad una maggiore autocritica.

Come non amarti (scritta con Pennino) è il proponimento emotivo di chi è disposto ad amare fino all’ultimo respiro, di chi è stanco di tempeste e distanze e vuole solo abbandonarsi all’amore e combattere per non perderlo, ché “potrebbe essere un sollievo anche morire, quando non si ha più la forza di lottare”. Esiste un modo per rinunciare a un amore, anche quando quell’amore è nutrimento per la propria anima? Su un arrangiamento potente e maestoso, Zero mette al centro del suo racconto un uomo in conflitto con se stesso, diviso tra il dolore causato da un abbandono e il desiderio di condividere ancora una notte proprio con chi l’ha abbandonato. Le immagini si fanno sempre più nitide e a fuoco mentre si ascolta il crescendo del pezzo, che si apre nel ritornello.

Con il brano Grandi momenti (scritta sempre con Pennino) Renato Zero attiva un filo diretto con la “signora Nostalgia” e quindi con tutti i ricordi legati all’età più verde: gli anni dei Beatles e quei momenti inossidabili spesi alla ricerca di sé, scanditi da guai, bugie bianche e grandissime conquiste. Attraverso un dialogo aperto e sincero con la Signora Nostalgia, Zero rivive gli anni più ruggenti e intensi della vita, costellati da gloriosi momenti in compagnia di personalità trasgressive, esagerate, testarde e inafferrabili.  Una vita simile a un film con protagonisti eroi impavidi che, alla conquista della propria libertà, camminano, saltano, cadono e si rialzano a ritmo dell’intramontabile “Let it be”, che Zero accenna nel finale: “When I find myself in times of trouble…“.

Il secondo, incredibilmente intimo, capitolo della trilogia ZeroSettanta si chiude con Se sono qui (sempre con la musica di Baldan, molto simile a “Bella scommessa“, e la chitarra di Luciano Ciccaglioni): in un mondo in cui “tutti corrono, gridano, poi si ammalano e muoiono senza dirsi mai un semplice ti amo”, è apprezzabile che qualcuno abbia ancora il coraggio di lottare per il proprio amato, accettando qualsiasi sfida pur di vederlo di nuovo al proprio fianco, in una ritrovata complicità. Se sono qui è un invito risoluto a scegliersi e a compiere il grande e coraggioso passo di trascorrere la vita insieme, lontani dai giorni inutili e dalla follia degli uomini. Una delicata e sincera dichiarazione d’intenti verso la persona amata, il manifesto emotivo di un uomo, un’anima leggera che affronta la vita con “gioia e tanti brividi”, deciso ad affidarsi completamente alla via dell’amore nonostante le mille difficoltà presenti lungo il cammino. Nessuna lacrima e nessun alibi sono concessi: è solo in questo modo che si può sfidare il mondo.

ZEROSETTANTA – VOLUME DUE

Tracklist:

1. Il grande incantesimo (L. Vizzini / Renatozero / L. Vizzini)

2. L’amore sublime (L. Vizzini / Renatozero / L. Vizzini)

3. La logica del tempo (L. Vizzini)

4. Non è amore (L. Vizzini)

5. Prima che sia tardi (Renatozero / A. Pennino / Renatozero)

6. L’idea di te (L. Vizzini / Renatozero / L. Vizzini)

7. In manette l’astinenza (Renatozero / A. Pennino / Renatozero)

8. Bella scommessa (Renatozero / Baldan)

9. Vergognatevi voi (Renatozero / P. Palmer)

10. La mia carezza “Per Virginia e Ada” (Renatozero / A. De Simone)

11. Troppi cantanti pochi contanti (Renatozero)

12. Come non amarti (Renatozero / A. Pennino)

13. Grandi momenti (Renatozero / A. Pennino)

14. Se sono qui (Renatozero / Baldan)

Brani (1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 10, 11, 12, 13, 14) Arrangiamenti e produzione musicale M° Adriano Pennino
Brano (9) Arrangiamenti e produzione musicale Phil Palmer

Basso: Paolo Costa

Batteria: Lele Melotti

Chitarre: Maurizio Fiordaliso, eccetto Adriano Martino (nei brani 2, 4, nel brano 1, chitarre acustiche), Luciano Ciccaglioni (nel brano 14, chitarre acustiche), Phil Palmer (nel brano 9).

Tastiere, Pianoforte e Programmazione: M° Adriano Pennino, eccetto (9) tastiere e programmazione Alan Clark.

Percussioni: Luís Jardim (nel brano 9)

Armonica: Gianluca Littera (nel brano 9)

Tromba: Fabrizio Bosso (nei brani 1, 7), Gianfranco Campagnoli (nel brano 11)

Trombone: Alessandro Tedeschi (nel brano 11)

Cori: Neri per Caso (nel brano 11)

Arrangiamento, Programmazione e Tastiere per il brano (11): Paolo Galeazzi

Orchestra: Orchestra Italiana del Cinema scritta e diretta dal M° Adriano Pennino

Mixato presso lo Studio Ovale di Roma

Ingegnere del suono Maurizio Parafioriti

Masterizzato al Bernie Grundman Mastering Studio di Los Angeles da Patricia Sullivan

ZeroSettanta – Volume Due è disponibile dal 30 ottobre in download e streaming su tutte le piattaforme digitali.