Dal drum ‘n bass con oggetti riciclati alla musica ecologica: intervista a Maurizio dei Capone & BungtBangt

C’è un nesso forte tra me e Maurizio Capone: è l’impegno per smettere di inquinare, ritornando a vivere in simbiosi con la Natura… e lo scrivo con la N in maiuscolo! Maurizio nello specifico frequenta Greepeace dagli anni’90 e Legambiente l’ha gratificato, così come sta avendo delle belle soddisfazioni dal movimento dei Fridays For Future. Vi serve altro per capire con quale slancio mi sono buttato ad intervistarlo?

Maurizio bentrovato: vogliamo raccontare succintamente il progetto Capone & BungtBangt? Molto infatti dei nostri giovani lettori non vi hanno mai conosciuto prima…
Nasciamo nel 1999 da una idea mia e del produttore cinematografico Umberto Massa, l’idea era quella di utilizzare materiali riciclati per realizzare uno spettacolo teatrale dal titolo Bungt & Bangt. Facemmo sei mesi di ricerca e di laboratori per creare lo spettacolo grazie anche al contributo nella regia di Raffaele Di Florio. Durante questo periodo mi resi conto del potenziale enorme di questa ricerca che in verità aveva sempre caratterizzato le mie sonorità sin dagli anni ottanta quando suonavo nei 666 e nel mio set di percussioni convenzionali c’erano diversi strumenti costruiti da me con materiali riciclati. Negli anni novanta divenni uno degli esponenti di spicco del drum ‘n bass italiano, ma comunque realizzavo i miei campioni con oggetti riciclati. L’esperienza che avevo accumulato mi servì tantissimo per perfezionare ed ottimizzare i suoni generati da questi oggetti spesso incredibili. Dopo il debutto dello spettacolo decisi di rendere stabile questo progetto e quindi diedi vita alla band, da quel momento abbiamo fatto un percorso che ha spesso incrociato anche il main stream, come ad esempio quando siamo andati al Festival di Sanremo con Daniele Silvestri o quando abbiamo collaborato con Edoardo Bennato e Negramaro. Siamo diventati il riferimento musicale di questo segmento musicale ed abbiamo fatto davvero tante cose molto belle ed originali.

Quando parlo di voi non mi piace molto parlare di junk music, mentre mi emoziono quando uso musica ecologica … tu cosa ne pensi?
… junk music è il termine che viene utilizzato in tutto il mondo ed è un termine abbastanza datato, risale a quando l’ecologia non rientrava nella sfera emozionale di massa. Per esempio gli Stomp che alcuni erroneamente ritengono essere nostri omologhi non hanno mai evidenziato l’aspetto ecologico di questa ricerca. Io invece parlo di ecologia da quando sono nato, ormai un bel po di tempo fa, e visto che artisticamente nasco negli anni ottanta non si può dire che abbia cavalcato l’onda, piuttosto che l’umanità in grande ritardo si sta accorgendo di quanto sia importante il rispetto dell’ambiente. Quindi si “musica ecologica” è sicuramente più emozionante e anche più attuale.

Mi racconti di come è nato il videoclip di Le mani nel sole?
Questo è un brano nato a sostegno dei Fridays For Future. Come già ho accennato sono nel flusso dei movimenti ecologisti da diversi decenni, collaboro con Greepeace dai novanta, Legambiente mi ha premiato come Campione di Economia Circolare. Il movimento dei Fridays For Future è il riflesso contemporaneo di tutte le battaglie fatte fino ad oggi. Era quindi abbastanza naturale che in qualche modo esprimessimo il nostro sostegno, e soprattutto la stima, per questo movimento giovanile. L’occasione è arrivata magicamente mentre scrivevo il ritornello del pezzo, la melodia e le parole sono praticamente nate insieme. A quel punto ho chiamato i ragazzi dell’FFF e gli ho detto se volevano curare la realizzazione del video, in quei giorni si sarebbe tenuta la loro manifestazione mondiale ed in particolare a Napoli si sarebbe sfilato per bloccare le raffinerie nella zona industriale. Così abbiamo deciso che il video sarebbe stato incentrato su questo grande evento, era il 29 novembre, pochi mesi dopo il covid ha interrotto tutte le grandi manifestazioni. Quindi oltre ad essere un video musicale credo rappresenti anche un documento di un evento molto significativo.

… ma quante cose ci siamo detti! Sai cosa facciamo, caro il mio Maurizio Capone?
Facciamo una seconda parte della nostra lunga chiaccherata?