Corna corna cervo cervo arriva l’album Il Giardino di Mai del cantautore Diego Bitetto

Uno dei brani del suo disco (forse quello dal titolo più originale) ci serve per parlarvi di questa uscita discografica. In attesa di avere fisicamente anche noi il disco, affidiamoci alle parole dell’artista .. Il Giardino di Mai è una scelta di canzoni che raccontano la mia vita. La mia vita è incredibile. Avevo solo due passioni: il pianoforte classico e la “a” del vocabolario. Poi è successo tutto il resto..
Prima di analizzare come viene giornalisticamente presentato, vi invito a cliccare qui per ascoltarvi il brano Per sempre.
L’album d’esordio di Diego Bitetto è una autoproduzione con distribuzione digitale RKH/Artist First.

Musica Libera. Un cuore ribelle, una testa da marinaio e mani da ragioniere. Così potremmo presentare Diego Bitetto. Così bravo con le vite degli altri da sembrargli vero, da sembrargli un uomo: il dio dei poveri, il re degli scaltri. Diego si presenta così, con questo mascherato autoritratto. Attraverso il brano Per sempre con cui apre, in età matura, ma non eccessivamente per non rischiare di gettarsi nell’assurda mischia, il suo disco d’esordio dal titolo Il giardino di Mai. Una musica che è da leggere come un quadro: tra trucco e bravura. Tra musica classica e canzone d’autore moderna. Con un canto che è voce spianata e che si arrampica abilmente sulle note magistralmente suonate; Diego infatti risulta diplomato in pianoforte classico al Conservatorio di Genova. E pure poeta in età giovanissima, nemmeno adolescente, con un libro scritto in forma di sonetti, oggi introvabile dal titolo I senza nome. Che sembra una saga familiare fin de siècle. Originario da una cultura letteraria di alto lignaggio, Bitetto gioca con il racconto della sua vita e della sua infanzia, a tratti se ci permettete ricorda il primissimo Tricarico con quelle sue canzoni stralunate e naif, come fosse una leggenda e questa distanza di sguardo e narrativa entra nella sua musica e nel modo stesso suo di cantare, che pare epico, teatrale, distanziato quel tanto che basta per sembrare perfetto.