Jazz a cappella: Il Quinto Elemento

Si intitola “Introducing” il disco d’esordio de Il Quinto Elemento pubblicato il 16 ottobre 2020 per l’etichetta discografica Filibusta Records. Un quintetto jazz a cappella composto dalle cinque vocalist Irene Giuliani, Mya Fracassini, Elisa Mini, Paola Rovai, Stefania Scarinzi. In questa opera prima è evidente la chiara impostazione jazzistica di questa formazione che non disdegna incursioni verso altri linguaggi, senza mai trascurare l’improvvisazione.

Partiamo dalla vostra storia: Come è nato questo progetto?

Dall’amicizia e dalla comune passione per cantare insieme. Detto così però sembra banale, la cosa migliore per conoscere la nostra storia è ascoltare il nostro brano “Farnetico”.

Un disco in cui ci sono brani originali e anche delle cover di vario genere: Vi va di descriverlo brevemente ai nostri lettori?

Questo è il nostro primo “figlio”, frutto dei primi anni di collaborazione insieme; è un patchwork che rappresenta le varie nostre anime, le nostre differenze e le nostre affinità, armonizzate dalla penna di Irene, che riesce a far convivere nella sua musica gli umori e gli amori di ben cinque cantanti donne, sempre però con una bella spolverata di autoironia.

Per quanto riguarda il titolo del disco ha un significato particolare?

“Introducing” è uno degli ultimi brani composti, ed è arrivato dopo circa tre anni di attività insieme, con anche tanti concerti. E’ il modo in cui ci presentiamo alla fine del concerto, con uno spazio lasciato ad ognuna di noi per esprimere le sue peculiarità, che il pubblico ha già assaggiato nei brani precedenti mescolate però alle altre voci. Insomma, ci “presentiamo” al mondo, sorridendo e giocando.

Quali potrebbero essere le vostre principali influenze musicali?

Un’influenza importante è quella dei King’s Singers, storico gruppo vocale maschile inglese di fama mondiale, ospite ricorrente dei teatri fiorentini. Arrangiamenti sopraffini, ironia british, suono celestiale. In realtà però poi ci discostiamo da questo modello sia per il tipo di suono che per il modo in cui sono inseriti gli interventi solistici: mettiamo in risalto la differenza delle nostre singole voci e personalità. E qui si apre un mondo di altri riferimenti: dal vocal jazz più classico a Zappa, dalla Bossa nova all’Alternative rock, dai madrigali rinascimentali a Rossini, dal classico allo sperimentale.

Studio o live: cosa è più importante per voi?

Il momento live è certamente quello più importante, anche in considerazione dell’importanza dei momenti dedicati all’improvvisazione nei nostri arrangiamenti. La preparazione però è molto curata, passiamo molto tempo nello studio dei brani prima di portarli di fronte al pubblico. Lo spazio dedicato all’improvvisazione è possibile perché c’è un grande rigore nella preparazione del tessuto musicale.

Tra i vostri concerti ce ne sono stati alcuni abbastanza particolari: tra cui anche alcuni in carcere: ci volete raccontare qualche vostra esperienza in particolare?

Certamente il concerto nella casa circondariale di Prato è stato un momento molto emozionante, anche perché è stato preceduto da una sorta di “seminario” che abbiamo fatto con i detenuti, con l’aiuto prezioso degli operatori che ci avevano invitate. Altri momenti però molto intensi sono stati ad esempio nei concerti in montagna (ad esempio quello per la rassegna “Musica sulle Apuane”) dove l’unione tra le nostre voci e il respiro della natura si è sentito davvero. E come dimenticare i concerti nei musei, dove abbiamo improvvisato dialogando con le statue?

E’ un periodo molto difficile per tutti anche dal punto di vista dei concerti: quali strategie state elaborando per il futuro?

La nostra prima strategia è l’uscita proprio di questo disco, programmato inizialmente per la primavera e poi slittato ad ottobre. Ovviamente adesso non possiamo fare le date di presentazione che sarebbero state normali in un altro momento, ma ci dedichiamo intensamente a far girare la nostra musica, ad essere presenti a livello di Social, con iniziative compatibili con i diversi scenari che abbiamo conosciuto dalla primavera ad ora. Noi continuiamo a studiare anche se non in compresenza per mettere su anche brani nuovi in vista dei concerti che prima o poi sicuramente faremo.

A livello discografico c’è anche qualcosa di nuovo?

I nuovi brani in lavorazione certamente confluiranno prima o poi in un nuovo lavoro discografico ma per il momento cerchiamo di dare fiato a questa nostra prima uscita. Certamente abbiamo una “wish list” di brani che attendono di essere cantati dal Quinto Elemento; gli arrangiamenti sono in parte già realizzati, in parte solo teorizzati. Alcuni brani sono originali, altri come nostra usanza sono estrapolati dai più vari repertori. Forse dovremmo fare al più presto due nuovi dischi seguendo le due diverse direzioni o più probabilmente continueremo a unire ciò che appare differente. In fondo questa è la nostra più profonda vocazione.