Marcello Zinno – Il passo obliquo (Edizioni BMS) un libro con foto che sogghignano per il dolore


Un buon esordio letterario quello del deus ex machina di RockGarage.it! 248 pagine a tenui tinte noir, narrazione compiuta in ogni descrizione, ma abilmente aperta a mille interpretazioni o a ragionamenti che ti fanno ipotizzare cosa succederà nelle pagine successive. In sintesi una sorpresa che ti spiazza, perché certo non potevi immaginare potesse uscire dalla penna di chi ogni giorno (e da diversi anni) discute su quanto siano dannate alcune band o se quel chitarrista è più abile a truccarsi da zombie piuttosto che a suonare del buon metal! Complimenti dunque a Marcello Zinno per aver dato alle stampe un romanzo che riflette su quel momento in cui (magari inconsciamente) non segui la strada che ti eri prefisso e ti fai da parte, ti sposti leggermente o imbocchi una strada decisamente non preventivabile. A tutto questo aggiungete che il termine obliquo si sposa con tante espressioni in slang: ad esempio nella danza del ventre c’è l’otto obliquo, mentre nella matematica delle volte ci si domanda come si possano trovare i punti del flesso obliquo… Ma quello narrato da Marcello Zinno è un obliquo che ha altre valenze e peculiarità? Oppure è una semplice considerazione di come la vita cambia quando … ciascuno di noi, senza distinzioni né eccezioni, ha la possibilità nel corso della propria esistenza di compiere un “passo obliquo”, un momento preciso in cui la propria vita, accuratamente calcolata e inesorabilmente monotona, imbocca una direzione non conforme che porterà a nuove rivelazioni. Non è importante il quando ciò avverrà, bensì cosa quel passo porterà nella nostra conoscenza..
Oppure dobbiamo porci alla lettura di questo libro solo per il gusto di far viaggiare la nostra mente e seguire le vicende di Paolo che si imbatte in una serie di accadimenti che lo porranno di fronte a dubbi esistenziali ed esperienze spirituali? Ma la bontà della narrazione rendi i fenomeni (che il protagonista vive) talmente sommersi che è difficile crederne l’esistenza a priori. Poi il suo giudizio sugli amici cambierà ad ogni aprirsi di una “finestra”, perché indubbiamente sono anche loro che mutano atteggiamento o rivelano un “dark side” che non ti aspetti o preventivi! Il focus di tutto sta in una frase che è liberatoria, ma anche ricolma di ancestrali dubbi amletici …C’è una spiegazione dietro la cattiveria, il dolore, la meschinità delle persone?.

Non vi svelerò la conclusione del libro, ma credo di crearvi altro interesse, invitandovi a riflettere su tre spunti:
1) La band bolognese Ratafiamm dieci anni fa ha prodotto un brano con il titolo Il passo obliquo, dove cantavano… Ho visto mia madre chiedere ad una cornice…”Cosa succede a mio figlio?” … Chiederlo alla foto di me che sogghigno… Avrò il dono del passo obliquo?
2) In psicanalisi la cornice è un elemento importante: quando il paziente si sente in gabbia, bisogna pensare ai confini ed alle cornici ed a come renderli permeabili per oltrepassarli. Questo ovviamente agevola un passo obliquo ..
3) Nelle pagine finali del libro, il protagonista Paolo passa notti insonni. Sentiva infatti che tutto aveva imboccato un punto di svolta, ma non poteva capire se fosse negativo o positivo.
Questo è anche logico, dato che (come dicevano i latini) et posteris judicas, poi ripresa da Alessandro Manzoni nel celebre Cinque Maggio. Se infatti è ai posteri l’ardua sentenza, è pur vero che quando facciamo un passo obliquo tutti noi (compreso Paolo nel libro di Marcello Zinno) non possiamo prevederne le conseguenze. Ma è importante averlo fatto quel passo, così come è bello che questo libro parta da questa riflessione.