La tragica scomparsa di Adriano Urso, noto pianista swing, considerato il Teddy Wilson italiano

Addio al pianista swing romano Adriano Urso, fratello del clarinettista e batterista Emanuele detto “King of Swing”, stroncato improvvisamente a 41 anni da un infarto la sera del 10 gennaio mentre cercava di spingere la sua auto d’epoca Fiat 750 special durante una consegna come rider.

Emanuele Urso con Adriano Urso (a destra)


Adriano Urso, romano, 41 anni, figlio d’arte, era un grande pianista con una ricca lista di collaborazioni nel corso degli ultimi 20 anni, il padre è lo storico contrabbassista Alessio Urso che tra gli altri ha suonato con Irio De Paola, Alfonso Vieira e Chet Baker. Adriano era diplomato in violoncello e laureato in farmacia, faceva parte del Sestetto Swing e della Big Band del fratello Emanuele Urso (batterista e clarinettista, nonché grande direttore d’orchestra e arrangiatore, soprannominato “The King of Swing“), che ha suonato tra gli altri con Roberto Pregadio, Carlo Loffredo, Tony Scott, Franco Chiari, Carlo Pes, Oscar Valdambrini, Piero Umiliani, Romano Mussolini, Renzo Arbore, Dan Barrett, Joe Ascione, Allan Vache, Leroy Jones, Bucky Pizzarelli, Howard Alden e Frank Vignola. Adriano scriveva le musiche per il fratello e aveva anche altri progetti come solista, quindi suonava quasi tutte le sere. Il suo mito era il pianista americano Teddy WIlson, attivo dal 1933 al 1986, tra gli esponenti principali del periodo swing, ragtime e stride piano, che faceva parte del trio di Benny Goodman e aveva accompagnato grandi voci come Billie Holiday, Ella Fitzgerald e Sarah Vaughan. Con la chiusura dei locali a causa della pandemia Adriano aveva bisogno di sentirsi utile in qualche modo e di stare con la gente, per questo aveva cominciato a fare consegne la sera come rider per Just Eat un paio di volte a settimana, non tanto per sbarcare il lunario ma per mantenere un contatto con le persone, non riusciva a stare fermo. Amava vestire in modo elegante, le auto d’epoca, la dolce vita di Via Veneto, i night club, un po’ come un Fred Buscaglione dei giorni nostri. Come il fratello era un collezionista di auto storiche e vinili, amava la musica degli anni 1935-45, lo stile vintage anche nella vita di tutti i giorni, il loro non era solo un atteggiamento artistico ma un modo di essere e di vivere anche fuori dal palco.
La sera di domenica 10 gennaio Adriano si trovava a Via Madrid (nel quartiere sud di Roma 70) quando la sua Fiat 750 special si è fermata e con l’aiuto di un passante era riuscito a rimetterla in moto, ma forse lo sforzo gli è stato fatale per il cuore e non c’è stato nulla da fare per rianimarlo.

I fratelli Urso erano conosciuti in tutta Roma per le loro goliardiche intemperanze, facevano dei veri e propri “blitz” agli artisti che non erano di loro gradimento irrompendo a sorpresa durante i loro concerti: restano celebri quelli a Paolo Damiani durante “Gianicolo in Jazz” ma anche a Fresu, Bollani, Salis, ecc. tutti “colpevoli” di non fare swing e di non voler suonare esclusivamente un jazz legato al periodo New Orleans delle origini. Li potevi incontrare tutte le sere al Cotton Club, all’Alexanderplatz, all’Ellington Club, alla Conventicola degli Ultramoderni e in altri locali della capitale che non fossero troppo “alla moda”.

Emanuele Urso Sextet live a Villa Celimontana nel 2020

Vogliamo ricordare Adriano Urso attraverso le parole di alcuni dei suoi migliori amici e colleghi:

Ha dedicato la sua vita alla musica ed è scomparso prematuramente. Ci ha deliziato con la sua elegante presenza e con la sua incredibile capacità di arrangiatore e pianista, il Cotton Club ed il Village Celimontana sono stati la sua “casa” negli ultimi anni. Un uomo dolce, di grande cultura, che parlava con una cordialità di altri tempi usando termini della lingua italiana a dir poco in “disuso”. Ha studiato con grande passione la musica ed ha raggiunto una conoscenza profonda e viscerale del jazz tradizionale, a cui ha dedicato la sua nobile esistenza. A volte eccessivo, legato in maniera assoluta ai tempi passati, ha lottato e dato grande risalto alle bellezze, sempre meno apprezzate, del “vecchio mondo”. Arrivava guidando una macchina d’epoca, con un abito elegante di “altri tempi”, ventiquattrore e tabacco da fiuto…questo era Adriano”.  (Cotton Club)

Adriano suonava magnificamente il pianoforte alla Teddy Wilson.” (Lino Patruno)

Un fulmine a ciel sereno la triste notizia della scomparsa del Maestro Adriano Urso. Il mondo del Jazz perde un indiscusso cultore e artista! Ci stringiamo alla famiglia e agli amici. Chissà che cosa avverrà al momento dell’incontro con il suo beneamato Teddy Wilson…Riposa In Pace” (Italian Swing Dance Society).

«Perdo uno dei miei più cari amici. Con lui se ne va un importante archivio, un patrimonio enorme. Lo chiamavo Urson “Welles” perché assomigliava al regista e gli dicevo di non pensare a questo momento e di prenderci un pianoforte per andare a suonare insieme a Via del Corso. Venivo a vedervi suonare perché tu e tuo fratello Emanuele Urso siete la quintessenza del jazz e date l’anima e la vita alle persone e io ero felice a vedervi suonare, spettacoli incredibili, che se fossimo in un paese che tiene conto della cultura, dovrebbero stare in prima serata sui canali nazionali…Eri molto depresso per questo fermo dei locali e forse questa cosa ti ha stroncato nell’anima…risento i tuoi recenti messaggi e non può che essere così. Toglierti la possibilità di suonare è stato come ucciderti, tu sei la musica. Eri un uomo unico, bizzarro, eccentrico, un’anima antica e modernissima, fuori dagli schemi e mi hai insegnato tanto. Per sempre nel cuore Adriano Urso ti voglio bene amico mio” (Adel Tirant)

«Non posso crederci, è una perdita incolmabile. Proprio ora, nell’odiosa piattezza di una vita ordinaria e lontana dal palcoscenico, se ne va un grande artista. Gli va dato il prestigio che merita. Chi l’ha conosciuto ha trovato in lui un grande amico, una compagnia divertentissima ed una persona assolutamente unica per genio e follia» (Mirko Dettori, La Conventicola degli Ultramoderni)

«Uno dei musicisti più sensibili che io abbia mai conosciuto. Il suo modo di esprimersi era in musica. Sulla musica ha investito tutta la sua vita, nonostante fosse laureato in farmacia – di recente, causa covid e con palchi chiusi, aveva ripreso l’attività di rappresentanza. – Io e Vera Dragone abbiamo avuto la fortuna di vederlo a dicembre, per incidere un disco con lui. Lavorare con lui e sentirlo esprimersi in modo così profondo, come in esibizioni di piano solo, rendevano il reale ed altissimo livello del suo virtuosismo. Un pianista di grande spessore e collaborare è stato per noi è stato un vero onore» (Alessandro Casella, Ellington Club)

Adriano Urso, a Jazzlife, R.i.p.” (Eugenio Rubei, Alexanderplatz Jazz Club)

Adriano Urso al Cotton Club (foto Pino Mannarino)