I Respiro ci raccontano “Jungle gum”, ultimo disco di inediti, e la loro insaziabile fame di parole

E’ uscito il 19 febbraio “JUNGLE GUM” il nuovo disco di inediti dei RESPIRO, duo electro-pop/alternative hip-hop salentino nato dall’incontro tra il violinista Francesco Del Prete e la voce di Lara Ingrosso.L’album è stato anticipato dal singolo “NQSB” che è stato, tra gli altri, presentato su Rai Radio1 Music Club e selezionato all’interno della trasmissione ‘Esordi’ in onda su Rai Radio2, seguito dal secondo estratto “La musica del futuro”.

Avete vinto numerosi premi e suonato con artisti di fama mondiale. Come sono state queste
esperienze, e quale forse, quella che ricordate con più affetto?  
Sono state tutte esperienze straordinarie, ognuna descrittiva di un preciso momento del nostro percorso e quindi per questo unica. Sicuramente ricordiamo con particolare intensità l’apertura del concerto di Nina Zilli in Piazza Libertini a Lecce, perché è stato un traguardo importante vissuto nella nostra stessa città e subito prima del lockdown nazionale e poi l’apertura del concerto dei Marlene Kuntz al Fabrique di Milano e de La Municipàl, band che noi amiamo molto e con la quale poi abbiamo avuto modo di collaborare anche successivamente.


Ora è la volta di “Jungle Gum”, dopo “unPOPositivo”, da dove nasce questo album?  Subito dopo l’uscita di unPOPositivo, la nostra insaziabile fame di parole e note ci ha portato a scrivere nuovi brani e questi nel tempo hanno tracciato un filo, una direzione comune. Per questo abbiamo pensato al concept, perché sembravano tutti strettamente connessi tra di loro e facevano pensare ad un contesto unico, le contraddizioni e le trappole della giungla urbana. Così è nato JUNGLE GUM, dai frammenti di vita attuale raccontati dalle canzoni e dall’immagine di questa Big Bubble che a volte siamo noi a masticare e che a volte invece ci intrappola. L’album dà voce a tutte le fasce sociali, anche alle più sfortunate, e tocca il tema delle difficoltà nella vita quotidiana.

 
La traccia “Pre-carie” si avvicina al tema della precarietà e dell’insoddisfazione dei giovani con una
bellissima metafora. Come avete concepito quest’idea e cosa vuole lasciare come messaggio? 
In questo caso è nato prima il titolo del resto ed era già tutto un programma. Volevamo trattare il tema con la nostra solita ironia ed è venuto fuori questo gioco di parole e dal gioco di parole, la storia di questo
personaggio, presumibilmente un musicista (quindi forse è il brano in cui da narratori esterni diventiamo
protagonisti della storia), che affronta il traffico cittadino per arrivare dal proprio dentista. Proprio a questo punto si svela l’ambiguità del testo…il dottore che deve curarci dalle carie causate dai dolci dubbi sul futuro e montare il bite al quale ci ancoriamo per non battere i denti la notte, diventa così, quasi il nostro psicoterapeuta.


Sempre sulla tematica lavorativa “The working dead”, parafrasando la famosa serie televisiva, ma
questa volta in ufficio e con dinamiche di mobbing. Cosa racconta la canzone? 
Racconta una società che spesso rinuncia ai propri sogni, “Lo sai cosa facevo prima? Pensavo la mia vita in rima…” per inseguire il mito del posto fisso, dietro al quale spesso si nasconde un mondo di prevaricazione e violenza psicologica. Il riferimento a “The walking dead” era un modo per descrivere l’immagine di questi personaggi privati dei loro stimoli, come zombie in giacca e cravatta dietro le loro scrivanie.


“Ce l’hai scritto sulla pelle” ci dice quanto ci portiamo dietro le nostre cicatrici, visibili e invisibili. Da
dove nasce questa canzone? 
Questo è il brano più introspettivo del disco, ce ne concediamo sempre almeno uno. L’idea era di raccontare la violenza di qualunque tipo, attraverso i segni della pelle. Tutto di noi racconta quello che siamo stati e quello che abbiamo vissuto. Siamo come mappe per le persone che incontriamo, mappe che spesso aspettano solo di essere lette, capite e preservate. Il pensiero era rivolto anche alle donne e agli uomini che provengono da altre terre e hanno visto cose che noi possiamo solo immaginare.

“oTTo” è un quadro che abbiamo vissuto tutti poichè si narra dello stare soli con se stessi ed è stato scritto durante la pandemia di marzo aprile 2020. Una dimensione che ha colpito il mondo intero quasi. Voi toccate temi fondanti della società come l’emarginazione, la solitudine, i diritti LGBT, arrivate quindi al cuore delle tematiche sociali. Ma con atteggiamento positivo. Avete trovato riscontro di questo nella vostra fan base?  C’è qualcuno che si è sentito aiutato dalle vostre canzoni magari uscendo da situazioni di difficoltà ? 
Sì abbiamo trovato riscontro e questo ci riempie d’orgoglio. Viviamo la musica come una responsabilità e sapere che in qualche modo è stata d’aiuto, che è diventata un simbolo di emancipazione sociale, è la nostra più grande vittoria. Questo è successo per esempio con “L’altra faccia della luna”, brano dell’album “unPOPositivo”, che nel 2019 è diventata manifesto musicale del Rainbow Day e del Gay Pride salentini.

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“oTTo” è un quadro che abbiamo vissuto tutti poichè si narra dello stare soli con se stessi ed è stato scritto durante la pandemia di marzo aprile 2020. Una dimensione che ha colpito il mondo intero quasi. Voi toccate temi fondanti della società come l’emarginazione, la solitudine, i diritti LGBT, arrivate quindi al cuore delle tematiche sociali. Ma con atteggiamento positivo. Avete trovato riscontro di questo nella vostra fan base?  C’è qualcuno che si è sentito aiutato dalle vostre canzoni magari uscendo da situazioni di difficoltà ? 
Sì abbiamo trovato riscontro e questo ci riempie d’orgoglio. Viviamo la musica come una responsabilità e sapere che in qualche modo è stata d’aiuto, che è diventata un simbolo di emancipazione sociale, è la nostra più grande vittoria. Questo è successo per esempio con “L’altra faccia della luna”, brano dell’album “unPOPositivo”, che nel 2019 è diventata manifesto musicale del Rainbow Day e del Gay Pride salentini.


Ad oggi un bellissimo progetto per cui festeggiare, avete già altro su cui state lavorando? 

Siamo nuovamente in fase di scrittura e poi aspettiamo di poter suonare, chiaro.