Incontro con Alberto Donatelli, un cantautore rock ed artigiano delle 7 note fino all’eccesso

20 anni fa fece il botto con Gli Occhi di Alessia Merz, un esordio che è stato un micro tormentone! Poi si è raffinato nel gusto e nel proporsi, pubblicando una manciata di album che avevano una forte componente lirica. Così come era stato osannato nei suoi inizi, così con quei dischi non ha trovato la giusta risposta dalla discografia che conta. 20 anni di carriera che ho avuto la fortuna di vivere parallelamente a lui; le sue ultime foto lo vedono sorridente con la figlia Irene e quindi era prevedibile la voglia di chiudere questa pagina del suo diario, per aprirne una nuova. Vediamo di scoprire chi è stato Alberto Donatelli e chi sarà, nel breve e lungo periodo.

Alberto Donatelli buongiorno; da dove nasce la tua voglia di definirti un rocker artigiano? Dopo alcune fondamentali, fortunate e benedette esperienze discografiche con dei favolosi produttori, semplicemente ho avuto il desiderio di realizzare i miei dischi a 360° ed esattamente come volevo io! Oltre ovviamente a scrivere i testi e comporre la musica, difatti, volevo occuparmi anche degli arrangiamenti, di definire il mix ed il master. Ma anche di come fare le copertine, il sito web, la promozione, procacciare i concerti live, etc etc. Insomma, belli o brutti i miei album -come tutto il progetto discografico- ogni aspetto era al 100% tutto in capo a me. Come un classico artigiano, dunque. Tutto qui.
Sono molto legato al tuo cd Non calpestare il mio giardino: a distanza di anni, come lo definiresti? Quel disco del 2009 rappresentò uno spartiacque perfetto perché fu il primo -appunto- fatto al 100% tutto da me. Non c’è davvero nessun’altro segreto, ho fatto tutto io, piaccia o meno. Amen. Contiene peraltro, nel mio piccolo, un paio tra le canzoni che ritengo probabilmente le mie migliori del decennio scorso (“Sei un fiore” ed “8 Stagioni”).

Vogliamo provare a confrontarlo con gli altri tuoi dischi? Certo, è facilissimo, peraltro! Il precedente Vanina (del 2006) aveva un produttore che ha realizzato il disco diciamo…ecco…non esattamente come desideravo io. Ma la strada rock imboccata era senza dubbio quella giusta! Il brano “Voglio Fumare” contiene un pre-inciso i cui accordi furono suggeriti a me nel 2005 dall’amico chitarrista Adriano Viterbini, un pomeriggio a casa sua. Adriano è poi diventato un fantastico musicista geniale, da anni sulla cresta dell’onda: lui si che è forte e c’è un motivo, vedi, se lui sta lì ed io devo mollare. Doveva realizzare lui le chitarre di quel mio album ma poi appunto, iniziò il suo volo inarrestabile! E lo dico con un affetto tale che non hai idea! Tornando a me, di certo Vanina conteneva il rock che volevo puntare a fare da sempre, anche tramite un paio di pezzi ironico/provocatori che amo particolarmente (“Io mi drogo spesso” ed appunto “Voglio fumare”). L’esperienza di Non calpestare il mio giardino dopo un grande lavoro di 5 anni, mi ha permesso di realizzare il successivo album, Arcobaleno di profilo (nel 2012), un rock sempre più vicino a quello che desideravo fare. E non a caso, quindi, dopo mille vicissitudini (7 anni di lavoro!!!) sono arrivato alla pubblicazione del mio più recente ed ultimo album, Ruggine (2019), che è proprio la rappresentazione completa e perfetta di me come cantautore, motivo in più per considerarlo il mio disco perfetto, “il lungo addio”.
Posso farti la domanda che ti fanno tutti? Mi riferisco ovviamente al tuo esordio con il botto e gli occhi dell’allora famosa Alessia Merz… un aneddoto su quello che ti capitò con quel brano? Consentimi formalmente, come accennavo sopra, (sai che 99,9% questa è l’ultima intervista del cantautore), di dare a Cesare quel che è di Cesare, come premessa! Il mio singolo in questione, l’esordio, era “Gli occhi di Alessia Merz”: già solo il titolo faceva storcere il naso o sorridere ironicamente i più, anche a me talvolta, lo confesso. Venne pubblicato appunto alle porte della primavera 2001. Scrissi la musica e le parole, pieno di divertimento ed il tutto venne pubblicato per merito ed intuizione di due produttori favolosi, i fratelli Andrea e Paolo Amati (e di altri due co-producers indie, Ivan Galea e Massimo Coppola, un grande amico senza il quale non avrei “emotivamente” avuto mai la forza di iniziare, né di provarci!). Nel suo piccolo, il brano (smaccatamente ironico, estivo, gioioso, radiofonico e “furbetto”, amorevolmente), fu un micro-tormentone. Praticamente fui il primo in Italia a fare uso massiccio dell’effetto Autotune sulla voce! L’unico grosso precedente mainstream era stato un paio d’anni prima con Cher (“Believe”). Ora che la carriera è giunta formalmente al termine, desidero salutare guardando nello specchietto retrovisore con affettuosa simpatia (ed un briciolo di nostalgia per quella inconsapevole follia!) tutto quel mood molto fun di inizio secolo! L’aneddoto? Dopo un ventennio e 6 album, su RAI1, un annetto fa c’è stato anche una sorta di bellissima “Carramba Che Sorpresa” quando ho suonato live il brano dedicandolo alla incredula Alessia Merz, lì presente in studio invitati dalla Balivo, nel suo programma di allora “Vieni da me”. Quel singolo fu anche il primissimo caso, 20 anni fa, in cui veniva comunicato pubblicamente nel clip il numero di telefono del cantante (che “parolone”, oh, pare vero!): ho buttato il numero e la sim pochi anni fa, per oltre 15 anni ho ricevuto migliaia e migliaia di sms e chiamate! Che dire? Ci abbiamo provato. Ed ho detto tutto, a questo punto, sul caso in questione. In tema di “special thanks” ci sono alcuni musicisti e non solo che devo, anzi voglio, ringraziare, perché hanno donato a me più tempo, fatica, amicizia, classe e sudore, rispetto al poco che il mio progetto discografico gli ha dato in cambio: Fabrizio Corso (bassista con me dal 2005 al 2010), Duccio Grizi (bassista ed arrangiatore con me dal 2010 al 2015), il grande Roberto Franzò (mio impareggiabile e fedele chitarrista solista, dal 2006 al 2019), così bravo…boh…ancora non capisco perché Vasco ancora non l’abbia chiamato come suo lead guitar! Va beh, è giusto, finchè c’è Stef Burns (…), Francesco De Chicchis, (batterista con me dal 2008 al 2019, wow!!!). Oltre al grazie a Mauro Matteucci, il mago del mix e mastering di gran parte dei miei album, con suo figlio Luca, regista dei miei ultimi fantastici videoclip “La foto che non puoi scattare” e “Nena”.. ma grazie anche al mitico Fabiano Tofini, per aver realizzato tanti lavori tra cui la cover dell’ album Ruggine, il logo degli oEsis ..

Appunto, stavo per chiedertelo: hai appena chiuso un capitolo importante della tua vita (quella del cantautore): ma ne aprirai uno nuovo o vivrai con il motto di carpe diem? Beh, continuo a scrivere canzoni, confido, a breve per altri artisti, perché si può smettere di cercare l’affermazione artistica egocentrica, ma non si smette di essere se stessi. Io scrivo canzoni. Scarsine, ok, ma questo faccio, ahimè. C’ho un pezzo nel cassetto per Noemi, che guarda…se un giorno lo cantasse lei, non hai idea che bomba: ci proverò a farglielo arrivare, eh!!! Speriamo bene! Inoltre NON vedo l’ora, maledetto Covid, di poter tornare a suonare al più presto live con le due Tribute band messe in piedi nel 2020: il LIGAbar (quella su Ligabue, con Francesco De Chicchis, Duccio Grizi, Francesco D’Amico e Domenico Cento) e gli oEsis (ovviamente in omaggio agli OaSIS, con Giuliano Cavaliere, Marco Fusco, Tano Vicini e Giorgio Monai).

Parliamo della tua sfera personale: come ti vedono gli amici? Come ti vedi tu? Credo che gli amici, un paio in particolare, mi vedano come la versione positiva 2.0 dell’abruzzese (lo sono di origine e famiglia, seppure 100% romano de Roma, nato qua): il capoccione, che non molla mai. Sincero fino all’eccesso. Ma emotivo anche e forte, quanto fragile ed incrinato “interiormente” ma per ragioni che non è il caso di affrontare qui, ora. Ad ogni modo “motivato”, non vuole dire matto col paraocchi: io mi vedo (direbbe Vasco, parafrasandolo) come uno “che ha fatto del suo meglio, non facendo però centro” e che a quasi 50 anni, dopo 6 album e 20 anni di carriera, ha compreso il fatto che come “artista/cantautore” ha un discreto passato, ma che non c’è verso di avere un glorioso futuro. Meglio chiuderla qui. Serenamente. Ma soprattutto lasciami dire, ho la fortuna della figlia adorata più bella che si potesse mai sognare, Irene, la protagonista del mio ultimo singolo Nena, uscito l’11/09/2020.

Quali sono stati gli artisti che hai amato da giovane? Chi invece ora ti sembra un cantante che ha qualcosa da dire? Da giovane ero pazzo di un certo tipo di suond Rock/Pop Rock ma anche cantautoriale, seppure non sempre il classico mainstream popolare. Ad esempio amavo alla follia i Guns N’Roses ma anche i Cult. Vasco ma anche Alessandro Bono. Ligabue quanto (il primo…) Moltheni. I Goo Goo Dolls e Richard Marx, ma pure Oasis e Skid Row. Nonché George Michael, magico. Oggi? I migliori per me in Italia sono i Bud Spencer Blues Explosion e (sparatemi) credo tantissimo siano forti (seppur, sghembi, sbiascicati ed iper minimali) i testi di Achille Lauro. Mai sopportati i culturaloni alla Gazzè, Silvestri e compagnia cantando. Eppure i dischi da me più ascoltati dell’anno sono stati The White Album ed Abbey Road dei Beatles.
Il tuo personale lockdown: pieno di noia o ricolmo di idee su cui hai riflettuto? Scherzi? Più tempo con Irene, tempo per pensare. Scelte dolorose, a tutto campo. E capire che i soldi veri e la ricchezza sono questo: avere più tempo è essere un vero miliardario!

Cosa posso fare per convincerti a non appendere la chitarra al chiodo? Nulla, temo; una sola cosa mi convincerebbe e la dico proprio perché sappiamo entrambi che non accadrà mai. Ligabue che mi telefona dicendo: “beh, non fai proprio schifo, dai chiudiamoci una giornata in studio io e te, scriviamo una cosa e la canti/pubblichi a tuo nome Albè. Ti va?”. Ecco, pensa un po’! Che Sharon Stone mi chieda di uscire insieme a cena, credo sia altamente più probabile. E poi la chitarra non è appesa, sempre con quella scrivo i miei pezzi, che restano inediti però finchè non li canterà qualcun altro. Poi consentimi di dire infine GRAZIE A TE, Giancarlo, per tutta l’amicizia, il supporto, l’affetto e la professionalità che mi hai donato, sempre e da sempre. Buon tutto a tutti!