Una produzione crotonese al Campania Teatro Festival 2021 con il compositore/regista Franco Eco

Si tratta di Calà – L’Ultimo Filo, in programma a Capodimonte – Giardino Paesaggistico Di Porta Miano. Due gli spettacoli previsti (con inizio sempre alle 21,00): stasera la prova aperta e domani il debutto ufficiale. Con piacere sottolineiamo la presenza di Franco Eco, sia nelle vesti di regista, sia in quelle di autore delle musiche. Qui in foto il compositore è con il nostro diretur Giancarlo Passarella: assieme hanno lavorato per diverse occasioni, tra cui il disco Dante Concert e la promozione di un giovane cantautore lucano, il cui nome d’arte è Erik.
Ritornando allo spettacolo crotonese (che vede protagonisti come attori Erica Bianco, Giovanni Cordì, Francesca Flotta), leggiamo che tra leggende e miti, si narra che tra il Tirreno e lo Jonio nacque un lembo di terra di una tale bellezza, superba e imponente, che i popoli dai paesi lontani, venuti a conoscenza vollero vederla ed impossessarsene, così facendo, provocarono l’ira degli Dei che chiesero alla Parche di tessere il filo del destino. Ogni filamento rappresentava l’ostacolo, il sortilegio, l’amaro fato da dover subire ed affrontare, così da tener lontano coloro che avrebbero voluto abitarla. Nasce Calà, un’anima nera, cupa dai colori spenti, trapassata di stimoli brucianti, che lasciano le scie contese e smorzate dall’ombra e dai giochi contesi.

L’aria stessa risulta essere increspata di presenze, verso una metaforica simbiosi di natura e uomini, tutto rimane disperso, allarmato, preso in una deformazione ossessiva ed impietosa. L’unica salvezza resta il Rito della Madonna Nera, il “Voto” come elevazione di perdono e riscatto, che abbandona la leggenda come un sogno inquieto inseguita dalla disperazione, ed affronta la notte come ultimo riscatto di liberazione. La lunga notte della processione, rappresenta il viaggio della salvezza, del perdono del riscatto sociale. Delirio convulso di un’atmosfera appannata, onirica, carica di voci nell’attesa dell’ignoto, che si presenta come un beffardo teatrino che inganna con i suoi fili l’amaro destino. Una cruda pagina impietosa che tiene legata Calà alle sue trame, peccatrice di leggerezza, fatta di una vita dissoluta ricamata dalle vecchie streghe, che l’hanno condannata per la sua bellezza. Uno scontro tra rassegnazione e il male, L’altra faccia della stessa medaglia, che non ha sconti neanche dal figlio, mortificata con la violenza, perché incapace di lottare di denunciare i deturpamenti subiti. Manca l’ossigeno, quello buono, fatto di aria pura. Unica luce resta il perdono, come slancio di pentimento chiesto alla Madonna Nera, il Voto diventa il vero protagonista, che richiede l’ultima rinuncia; recidere il Filo del Male. I personaggi sono tutti in primo piano, si trascinano da una parte all’altra, in maniera convulsa, spesso si muovono come bestie in vista della preda, non hanno postura dritta ma portano il peso delle loro sofferenze. Sullo sfondo in dissolvenza il paesaggio che aspetta di essere messo a fuoco. I diversi linguaggi, sottolineano il tempo passato che si rivolgono al futuro, con termini in disuso ma sempre carichi di forti emozioni, che rimandano ad una mescolanza di cadenze che legano e tramandano la storia come in un quadro che si eleva con pennellate di chiaro scuro, per essere osservato e raccontato.
Un inno al coraggio di lottare, un’esortazione alla parola come denuncia della libertà negata fatta di legalità e giustizia.