Futura al cinema dal 17 giugno con Stefano Di Battista e un omaggio a Massimo Urbani

Dal 17 giugno al cinema “Futura” di Lamberto Sanfelice, con le musiche di Stefano Di Battista (che recita anche nel film) ed Enrico Rava, e con un omaggio a Massimo Urbani.

Il film “Futura” di Lamberto Sanfelice arriverà al cinema dal 17 giugno 2021 distribuito da Adler Entertainment e prodotto da Indiana Production, MeMo Films, Lalavì Film con Rai Cinema e Rosebud Entertainment Pictures. Dopo aver esordito nel lungometraggio con “Cloro”, nominato ai David di Donatello e ai Globi d’oro 2015, il regista Lamberto Sanfelice torna dietro la macchina da presa per raccontare la storia di un musicista jazz alla ricerca di una seconda possibilità nella vita. Ci sono delle cose in comune tra il nuoto sincronizzato e il jazz e in entrambi i film i protagonisti finiscono per non realizzare i loro sogni perché cambiano le priorità, ma non riuscire nell’intento iniziale non è un fallimento se ci sono obiettivi più importanti da conseguire.

Niels Schneider “Louis” e Stefano Di Battista “Nico” (foto Adele Pozzali)

“L’idea del film nasce da un incontro” – spiega il regista Sanfelice – “Un giorno camminando per strada ho sentito una tromba che suonava jazz per scoprire che il suono dello strumento proveniva da un tassista seduto al posto di guida nel suo veicolo fermo alla fermata dei taxi. Da quest’immagine sono partite delle domande: perché quest’uomo aveva smesso con la musica? Cosa sarebbe successo se il tassista volesse tornare a inseguire la sua passione per il jazz?”. Alessandro Costantini oggi non fa più il tassista ma suona ancora la tromba.

Louis e Lucya (foto Matilde Gioli)

Da questa immagine nasce così il personaggio di Louis, un jazzista di talento che ha ormai dimenticato i suoi sogni e vive a distanza le relazioni umane, con alle spalle un rapporto irrisolto con il padre e ora alle prese con una vita notturna ritmata dallo spaccio di droghe e dalla musica techno, in un perenne senso di frustrazione per un’esistenza che sente non appartenergli. Solo in seguito scopriamo che Louis è figlio di un grande jazzista del passato (Max Perri) che dopo averlo abbandonato da piccolino è morto di overdose. Il confronto con questo padre mito lo perseguita e diventa così uno dei temi centrali della storia e la musica diventa il veicolo per il percorso di crescita del protagonista.

Niels Schneider “Louis” (foto Adele Pozzali)

Interpretato da Niels Schneider, attore caro al regista Xavier Dolan con cui ha lavorato nei film “J’ai tué ma mère” e “Les amours imaginaires”, Louis vive con la moglie Valentina (Matilde Gioli, già protagonista di “Il capitale umano” di Paolo Virzì, delle commedie italiane “Mamma o papà?”, “Gli uomini d’oro”, “È per il tuo bene” e nel cast della fortunata serie tv “Doc- Nelle tue mani”) e la figlia Anita (Aurora Onofri) una bambina alla ricerca di un contatto affettivo con un padre sfuggente. In questo percorso la figlia di Louis giocherà un ruolo fondamentale. Quando le azioni irresponsabili di Louis metteranno in pericolo la bambina, Louis si deciderà ad affrontare il rapporto irrisolto con il padre con cui dovrà fare pace e si potrà finalmente liberare da un fardello emotivo che gli permetterà di mettere a fuoco la sua identità e aprirsi alle persone che lo circondano. Da uomo dai comportamenti rimproverabili all’inizio della storia, Louis guadagnerà umanità progressivamente fino a uscirne maturato come uomo e padre.

Louis e Anita (foto Adele Pozzali)

Al fianco di Louis c’è poi Lucya (interpretata da Daniela Vega, acclamata protagonista di “Una donna fantastica” di Sebastián Lelio, premio Oscar® come miglior film in lingua straniera), una trans cilena con cui il musicista spaccia la notte, che esibisce cantando la Madama Butterfly di Puccini nei locali notturni. Lucya, la sua compagna di bisbocce, dotata di grande potenza canora, attraverso l’opera di Puccini esprime in modo lirico il suo approccio antitetico rispetto a Louis nel rapporto con la paternità/maternità.

Daniela Vega “Lucya” (foto Adele Pozzali)

La musica, dalla techno al jazz, passando per l’opera lirica, diventa così il cuore pulsante della storia e ritma il percorso emotivo del protagonista, un linguaggio universale attraverso cui Louis riuscirà ad esprimersi pienamente. Completano il cast due esponenti di spicco del jazz italiano e internazionale, Stefano Di Battista ed Enrico Rava, autori anche delle musiche originali del film insieme a Lorenzo Cosi e Giovanni DamianiFlavio Boltro (tromba), Andrea Rea (piano), Daniele Sorrentino (contrabbasso anche nel film) e Gino Del Prete (batteria anche nel film) sono gli altri musicisti che suonano nella colonna sonora, nel film c’è anche la pianista Olivia Trummer. La parte “jazzistica” del film vuole rappresentare un omaggio a Massimo Urbani, uno dei grandi jazzisti italiani del passato, e attorno al progetto è nata una collaborazione con alcuni esponenti di spicco del jazz italiano e internazionale come Enrico Rava e Stefano Di Battista. Il supporto della scena jazzistica al film, è stato fondamentale nel cercare di rappresentare questo mondo in modo onesto e originale. La prima parte del film immersa nella notte sprigiona una musica techno e elettronica suonata nei locali che frequenta il protagonista. Una sonorità che lo stordisce e lo lascia nella sua confusione per poi riscoprire il jazz e un approccio più intimistico quando cerca di riavvicinarsi e confrontarsi con la figura paterna. La musica diventa così il linguaggio
attraverso il quale Louis riesce a comunicare prima con la figura paterna e in seguito anche con la figlia.

Stefano Di Battista “Nico” prova con il suo quartetto (foto Adele Pozzali)

Louis è un jazzista di talento, che ha rinunciato alla musica dopo essersi scontrato con le prime difficoltà della vita da trombettista. Sbarca il lunario lavorando come tassista notturno e spacciando cocaina con Lucya, una transessuale cilena, che sembra essere la sua unica amica. Il senso di frustrazione per un’esistenza che sente non appartenergli e una relazione irrisolta con la figura paterna, il mitico sassofonista Max Perri (ispirato alla figura di Massimo Urbani, che compare in alcuni filmati d’epoca), allontanano ulteriormente Louis da sua moglie e sua figlia. L’opportunità di redenzione arriva quando Nico (Stefano Di Battista), un vecchio amico del padre, gli propone di unirsi alla sua band per un importante concerto, che potrebbe segnare una svolta nella carriera dell’uomo. Louis è determinato a non perdere l’occasione di riprendersi la sua vita, ma uscire dal crimine e dal giro dello spaccio non è facile e l’uomo cade di nuovo in un vortice che lo porta a mettere in pericolo sua figlia. Nel film c’è anche Maurizio Urbani (il fratello di Massimo) che ha una rimessa di taxi ed è stato convinto da Valentina (Matilde Gioli) a dare un lavoro a Louis (Niels Schneider). I meriti fondamentali del film sono quelli di essere un film di musica (e non solo sulla musica), la capacità di offrire un ritratto di Milano molto “sui generis”, è un musical dove i dialoghi sono suonati, nel passaggio dalla techno al jazz c’è il percorso di “redenzione” del protagonista. Il film parte dalla musica come luogo dove i personaggi dialogano e si confrontano, è un musical senza parole, vuole essere un omaggio alla musica e ai musicisti. Valentina viene dal rock, Lucya dalla lirica, Anita dal pop, Louis dal jazz. Stefano Di Battista dice di aver vissuto un sogno, la musica l’ha scritta il film stesso, si è delineata da sola durante le varie riunioni. Massimo Urbani è stato il nostro Chet Baker, la partecipazione di Enrico Rava alle musiche ha portato una grande dose di saggezza, tutto quello che si vede nel film è “reale” (compresi alcuni aneddoti che Di Battista racconta a proposito di Urbani durante un tour in Sardegna), gli attori si sono messi in gioco seriamente. Forse l’unico rimpianto è quello di non aver voluto fare un film interamente su Massimo Urbani ma di aver lasciato la sua figura sempre sullo sfondo.