Sano prog, bella epoque e pippoli: l’intervista a Frank Cusumano

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Francesco Cusumano ha origine agrigentine: con La Nuova Pippolese fa ricerca storica, scrive libri e suona del buon folk d’autore: Frank (come lo chiamano nello showbiz fiorentino) lo ricordo con la sua Red Special su diversi palchi, ma soprattutto con quella band seminale che sono stati i Martinicca Boison

Frank Cusumano, bentrovato: quanto tempo ci hai impiegato per realizzare il tuo libro Le Orchestre a Plettro, uscito per Udom Edizioni? Ciao e grazie per questo spazio! In generale l’idea di scrivere un libro sui musicisti che mi hanno preceduto nella mia città ce l’avevo da sempre, essendo un appassionato di musica e storia locale .. e il provare ad unire le due cose mi ha sempre intrigato. Questo libro infatti farà parte di una collana chiamata 1000 anni di musica a Firenze sulla storia dei musicisti fiorentini, divisi per categoria. Un’opera titanica, un vero e proprio censimento! Invece, nello specifico, la mia ricerca sulla tradizione mandolinistica a Firenze è iniziata nel 2015, nel momento in cui dovevo recuperare informazioni sulla Pippolese, .. quindi ben 11 anni fa!

E’ ovvio che l’argomento ti interessa, visto che sei il direttore della nota orchestra folk fiorentina La Nuova Pippolese .. La Nuova Pippolese (da “pippolo” che in Toscana tra le altre mille cose significa anche “plettro”) è l’orchestrina a corde pizzicate di musica fiorentina nata per rievocare le storiche formazioni che allietavano ogni evento cittadino dai primi del ‘900 fino all’alluvione del ’66. Da quando accettai l’incarico della direzione musicale iniziai come ti dicevo a fare ricerca. Dapprima l’indagine era finalizzata solo a ricostruire la storia dell’orchestra che sarei andato a dirigere, ma cercando e studiando ho iniziato ad appassionarmi sempre di più all’argomento. é stato grazie a queste ricerche che ho scoperto ad esempio che di Pippolese non ce n’era una sola, ma erano molteplici!

Nell’immaginario collettivo, tutti associano il mandolino a Napoli. Sapevi già di Firenze come altra capitale di questo strumento? Qualcosa già sapevo, essendo amico del Maestro Luca Marco Nistri, fondatore dell’Orchestra a Plettro Ottocento Toscano e grande studioso dell’argomento. Studiando i libretti dei cd della sua orchestra ero venuto a conoscenza delle grandi orchestre a plettro di musica colta, come ad esempio quella del Reale Circolo Regina Margherita del 1881, o dei giganti del mandolino operanti a Firenze in quel periodo, come Carlo Munier e Carlo Graziani-Walter.

Quando ti ho conosciuto, schitarravi con i Martinicca Boison: riflettendoci, come li descriveresti ad un giovane? Sno stati il progetto più importante per la mia formazione. Erano la fusione di due bands dalle anime contraddistinte (una di folk irlandese e l’altra amante del progressive rock) quel che ne venne fuori fu una strana fusione di generi, che fu battezzata all’epoca “folk elegante“, ma che in se aveva una forte connotazione cantautorale, con tinte rock/blues e influenze di musica etnica di ogni parte del mondo. Ci piaceva mescolare generi, divertirsi a vedere cosa veniva fuori. Se dovessi fare un nome che metteva d’accordo tutti e sette i membri ti direi sicuramente Vinicio Capossela.

Cosa ascoltavi da giovane? Quali cantanti/musicisti invece ti ammaliano ora? Quando ero un bambino avevo tre musicassette: una dei Queen, una di Battiato e una di Riccardo Marasco. Penso che il mio imprinting sia stato fortemente influenzato da questi tre artisti… Da ragazzo impazzivo per i Beatles, per il rock progressivo (Genesis, King Crimson, Gentle Giant, Yes, ELP, Camel, Jethro Tull…) e psichedelico (Jefferson Airplane, Love…). Adoravo C.S.N.&Y. Crosby, Stills, Nash & Young e le loro armonie vocali. Crescendo mi sono avvicinato al cantautorato italiano e al folklore. La musica di oggi tranne rare eccezioni non mi piace, attualmente mi curo dai mali del mondo con la musica classica e antica, con il folk inglese, con Branduardi, Colin Towns… e con ancora un po’ di sano prog!

Se io ti offro una macchina del tempo, dove torni indietro e per incontrare chi? Mi piacerebbe andare a conoscere Giorgio Gaber, Gianni Rodari, Freddie Mercury… vorrei passare qualche giorno nella Belle époque parigina ed incontrare Toulouse-Lautrec; poi andrei nell’Italia degli anni ’60 a vivere la spensieratezza del boom economico con Edoardo Vianello in sottofondo; poi mi piacerebbe passare un’ora alle prove del Quartetto Cetra, a mio avviso il più grande gruppo italiano, per capire come facevano a realizzare quelle armonie pazzesche… Ultimo ma non ultimo, vorrei incontrare Odoardo Spadaro, il padre della cultura musicale fiorentina, un genio e un innovatore della canzone, nonché uno dei primi cantautori del mondo. Gli direi semplicemente “grazie“.