Accogliamo con enorme piacere il ritorno discografico dei bresciani Newdress entità attiva dal 2008, pensata dai fondatori Stefano Marzoli al canto e sintetizzatori vari e dal batterista Jordan Vianello. Oltre a vantare una discografia di apprezzati album e singoli, vantano un’intensa attività concertistica, condivisa anche con nomi importanti come Clan of Xymox, The Zen Circus, Gang of Four, Kirlian Camera e Sigue Sigue Sputnik, Francesco Renga, Omar Pedrini, Alberto Fortis, Lele Battista e altri. Nomi che in qualche modo identificano il percorso della band, che infatti Non ha scelto mode o corridoi preferenziali, preferendo seguire la sua idea di suono: il recupero di un certo dark pop gotico con inflessioni elettroniche. E così in una costante crescita, sia stilistica che di popolarità, sono arrivati a questo quinto album, che sigilla la piena consapevolezza di una band (si completa con l’importante presenza di Andrea Zagna, basso e chitarra elettrica), che arriva matura a un disco che speriamo possa regalare al trio le soddisfazioni che merita.
Sin dal trittico iniziale “Here We Are”, “The Voices (Can Kill Me)” e “Shelter (The Night For Us)”, sono evidenti I segnali di un suono darkwave, cupo e fieramente ossessivo, con una ritmica costante, che rievoca echi di Diaframma, primi Litfiba e Andrea Chimenti, su cui la voce di Marzoli disegna melodie avvolgenti e cariche di fascino. “Kore” è un pezzo dark dal tocco cinematografico, che ci regala un incredibile duetto con la sirena finlandese Suzi Sabotage che si cimenta in un ottimo italiano, mentre “Sacrifice” è una riuscita e stravolta in chiave elettronica cover dei London After Midnight. A questo punto il disco, che alterna un attraente italiano e inglese, è decollato in alto e ci si aspetta un finale all’altezza, ed infatti non restiamo delusi dal tocco etereo di “The Sun Will Go Down”, l’efficace dark pop di “Can’t Control” è condiviso con Miss Lucifer dei marchigiani Soft Scent, mentre “Ade. Inf” con poche parole recitate, poggia su una melodia gotica. Terminato l’ascolto di “A D E”, si ha la sensazione di un viaggio nel tempo passato, ma privo di nostalgia, perché i Newdress trovano la chiave di volta per rileggere un suono che non smette di affascinare e di trovare accoliti.
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