Abbiamo incontrato Jordan Vianello dei bresciani Newdress, per entrare sottopelle del nuovo terzo album “A D E – A Dance Eternal”, che ci ha entusiasmato, come dimostra la nostra recensione. Ne è venuta fuori una chiacchiera profonda, piena di certezze e speranze e la conferma che i Newdress sono una band che evita le banalità, ma preferisce inseguire ambizione e concretezza.
Il titolo del disco, molto affascinante, può avere molte chiavi di lettura. Voi ne avete in mente un particolare? Sì, ne abbiamo una molto precisa, ed è il cuore di tutto il disco. ADE [A DANCE ETERNAL] è un concept album ispirato al mito del Ratto di Persefone. Ade, si l’oltretomba. Ma non lo abbiamo scelto per l’estetica dark. Ci interessava la sua struttura più essenziale: Persefone viene rapita e portata nel regno dei morti, e lì ingannata da Ade mangia sei chicchi di melograno. Quel gesto la lega per sempre all’oltretomba. Sei mesi nell’ombra, sei mesi nella luce. È da lì che nasce l’alternanza tra fioritura e riposo della terra. Tutto il disco si fonda su quell’equilibrio tra vincolo e ritorno. L’immagine di copertina lo dice già – due piedi nudi che danzano nell’oscurità. È la nostra chiave di lettura. Il disco, infatti, è diviso in tre nuclei che sono il suo viaggio: La Privazione, lo sprofondamento, il buio come inverno dell’anima; La Perdita, la consapevolezza dell’assenza e l’elaborazione del distacco; e poi La Rinascita. E qui sta il senso di A Dance Eternal: Persefone non fugge dall’Ade. Lo attraversa a piedi nudi e attraversandolo lo trasforma. La sua danza nel buio non è resa, è un atto di sovranità. ADE è un disco che parla del buio non per celebrarlo, ma per attraversarlo a piedi nudi con la fiducia di chi sa che la luce tornerà sempre e per sempre. Quindi la danza eterna è la metafora di questo movimento perpetuo tra ombra e luce, la danza eterna della nostra vita tra fine e nuovo inizio. Un ciclo che si ripete e che ha trovato nella nostra musica la sua forma più naturale.
La scelta di alternare, in alcuni casi, l’italiano e l‘inglese come nasce? E perché? Niente di istintivo. È stata una scelta estremamente ragionata, ponderata. I titoli in inglese sono la nostra superficie. Sono cresciuti con noi, è la lingua con cui abbiamo imparato a chiamare le cose – Joy Division e The Cure – London After Midnight che poi andiamo anche a coverizzare in questo disco con Sacrifice. È la lingua franca dell’underground, quella che ti fa capire subito da che mondo vieni, anche fuori dall’Italia. Poi però quando Stefano canta e deve davvero dire qualcosa che brucia, qualcosa che è carne, esce l’italiano. Perché è la lingua di casa, è quella con cui pensi quando sei a terra. Quindi non è un ossimoro, è una scelta precisa: l’inglese come cornice internazionale, l’italiano come sostanza. Non è un vezzo per fare i fighi.
È il nostro modo di dire che non devi scegliere tra appartenenza e universalità. Puoi parlare al mondo senza smettere di parlare di Brescia, della tua stanza, del tuo inverno. Puoi essere entrambe le cose.
È curiosa l’idea di far cantare la finlandese Suzi Sabotage in italiano, oltretutto con un’ottima pronuncia. Come siete arrivare a questa decisione? Da chi è nata l’idea e come l’avete gestita? Con Suzi è nato tutto in tour. L’anno scorso, durante una tournée italiana organizzata dal nostro booking Big Tuna, abbiamo avuto l’occasione di accompagnarla in due concerti, a Torino e a Prato. Lì ci siamo conosciuti davvero, fuori dai social – tra soundcheck, viaggi e cene post-concerto – ed è nata subito una stima reciproca. Tornati a casa abbiamo continuato la stesura di ADE [A DANCE ETERNAL] e Stefano le ha mandato una versione strumentale di Kore, senza nessuna indicazione. Solo la musica. Lei dopo qualche giorno ce l’ha restituita cantata in italiano. Ed è lì che siamo rimasti di stucco. Non solo per l’ottima pronuncia, ma per l’interpretazione. Aveva colto in pieno, da sola, tutta la fragilità e la forza di Persefone – la fanciulla, Kore appunto – straniera nell’Ade che impara a parlare la lingua del buio. Quella che a noi girava sfocata in testa da mesi, lei l’ha tirata fuori istintivamente.
In studio come avete lavorato? Siete entrati con i pezzi del tutto finiti o avete fatto modifiche importanti in qualche occasione? Come produzione avevate qualche idea precisa come riferimento? In realtà ADE è nato esattamente al contrario di come si fa di solito. Non siamo entrati in studio con i pezzi finiti. Tutti i brani sono nati in successione dal 2024 ad oggi presso il nostro Studio Ian, che è il nostro rifugio. È lì che abbiamo costruito tutto, pezzo dopo pezzo. Siamo partiti da Here We Are, che era ancora un abbozzo molto istintivo, e poi man mano ha preso forma. Alcuni sono stati stravolti più volte in studio, soprattutto nella parte ritmica e nei synth. Nell’ultimo anno poi, insieme a Vrec Music Label e a Davvero Comunicazione, abbiamo deciso di non tenere tutto chiuso fino alla fine. Abbiamo pubblicato 5 singoli con altrettanti video – Here We Are, The Voices [Can Kill Me], Shelter [The Night For Us], The Sun Will Go Down e Can’t Control [feat. Miss Lucifer] – prima dell’uscita ufficiale del disco. È stata una scelta produttiva precisa: ogni singolo era un capitolo, un mese nell’ombra o nella luce di Persefone. E ogni video, curato da Riccardo Scalvenzi del Manifesto Collective, ci aiutava a capire dove stava andando il disco. Come riferimento di produzione non avevamo un disco specifico ma l’intera scena internazionale, avevamo un’idea di suono: volevamo che fosse caldo ma spigoloso, che i bassi di Andrea fossero malinconici e portassero la melodia ma anche la “pompa”, che la mia batteria fosse secca e ipnotica, quasi un rituale, e che i synth di Stefano fossero l’aria dell’Ade. Meno lucido possibile, più piedi nudi nel buio possibile.
L’album è veramente bello, maturo, chi ama questo genere – diciamo darkwave per comodità di tutti – non può non amarlo: ci sono i pezzi e le atmosfere. Cosa vi aspettate e come lo promuoverete dal vivo? Grazie, detto così ci fa davvero piacere – soprattutto la parola “maturo”. È quello che volevamo fosse. Non solo il disco dark per la pista, ma un disco che puoi ascoltarti anche a casa, a luci spente. Cosa ci aspettiamo? Niente di più di quello che sta già succedendo: che chi ama la darkwave, chiamiamola così per comodità, ci ritrovi dentro i pezzi e le atmosfere e ci veda un percorso. Non un ritorno nostalgico, ma un attraversamento. Dal vivo è dove ADE ha davvero senso. È nato come un rito, come una danza eterna tra ombra e luce, e dal vivo la danza diventa fisica. E lo porteremo in giro tanto. Partiamo da casa nostra. Il disco è disponibile dal 2 ottobre per Vrec Music Label in digitale e in vinile 180gr, limitato a 200 copie su vrec.it. Non vediamo l’ora di ballarlo insieme, a piedi nudi.
Quanto è importante per voi diffondere la vostra musica all’estero? “Per noi è fondamentale, è vitale. Come puoi vedere anche solo guardando online, questa musica all’estero va tantissimo. In Germania, in Finlandia, in Spagna, in Sud America c’è una scena darkwave / post-punk che è enorme, viva, che riempie i festival. In Italia spesso ce la raccontiamo come una musica di nicchia, ma fuori è un linguaggio internazionale. Per noi è sempre stato naturale guardare oltre confine, non a caso cantiamo con titoli in inglese e collaboriamo con artiste come Suzi Sabotage dalla Finlandia o Miss Lucifer che ha un respiro internazionale. E non è un caso che in Italia ci chiamino spesso ad aprire concerti di gruppi elite del genere. Abbiamo avuto l’onore di aprire per i Clan Of Xymox, che per noi sono dei maestri, e proprio in questo tour di ADE faremo da supporto agli spagnoli Darkways per due date a novembre, il 06.11 a Torino al Blah Blah e il 07.11 a Vicenza al Totem. Suonare con loro è il modo più diretto per portare la nostra musica fuori, ma anche per portare un po’ di estero in Italia. È uno scambio. E con Vrec e Big Tuna stiamo lavorando proprio per spingere ADE anche oltre confine”
Oggi, dopo quasi due decenni di attività, come potreste definire il vostro percorso? Ne siete soddisfatti? Dopo quasi due decenni come lo definiremmo? Un percorso ostinato. Noi siamo nati nel 2008 a Brescia, con Alibi autoprodotto, poi MODErne Tessiture Sonore nel 2010, Legàmi di Luce nel 2012, Vernale nel 2013, Novanta nel 2015, Falso Negativo nel 2017, LEIcontroLEI nel 2019 fino ad arrivare oggi ad ADE [A DANCE ETERNAL] che è il nostro quarto album. In mezzo ci sono 7 fra ep e album in studio e svariati singoli, centinaia di palchi nei club e nei festival più prestigiosi d’Italia. Se siamo soddisfatti? Sì, ma è una soddisfazione strana. Non è mai appagamento. Siamo soddisfatti perché abbiamo avuto un percorso coerente e libero. Abbiamo collaborato con artisti che per noi erano miti: Antonio Aiazzi dei Litfiba , Lele Battista, Andy dei Bluvertigo, Garbo, Omar Pedrini e, Luca Urbani dei Soerba. Abbiamo fatto tributi a The Sound e Depeche Mode abbiamo suonato come supporto a band internazionali e italiane che sono la nostra storia: Clan of Xymox, Gang of Four, Kirlian Camera, Sigue Sigue Sputnik, ma anche Francesco Renga, Alberto Fortis, The Zen Circus, Fluon, Whitout My Medicine. E oggi arriviamo ad ADE con due collaborazioni che per noi sono il presente e il futuro: Miss Lucifer dei Soft Scent in Can’t Control e l’artista finlandese Suzi Sabotage in Kore, più la cover di Sacrifice dei London After Midnight. È tanto, se ci guardiamo indietro. Ma la risposta vera alla tua domanda è: no, non ci basta ancora. Proprio per niente. ADE non è un punto di arrivo, è un nuovo inizio. Abbiamo ancora fame, abbiamo ancora buio da attraversare a piedi nudi. La danza è eterna apposta.
E allora balliamo tutti insieme con i Newdress e le canzoni di “A D E”
Stefano Marzoli (Voce/Sintetizzatori) Jordan Vianello (Batteria), Andrea Zagna (Basso/Chitarra elettrica).
Ecco le date confermate ad oggi dell’ADE TOUR 2026-2027. Aggiornamenti su booking@vrec.it
e sulla pagina Facebook della band: https://www.facebook.com/newdress
RELEASE PARTY il 03.10.26 a Brescia al Carmen Town, che per noi è casa.
Poi 14.10.26 Milano al QHUB per il Festival Mercoledì in Nero
16.10.26 Prato al Monster con i Twin Noir
17.10.26 Crema al Vertigo
06.11.26 Torino al Blah Blah con i Darkways
07.11.26 Vicenza al Totem sempre con i Darkways
Poi riprendiamo nel 2027:
06.02.27 Crema al Garage
17.04.27 Castelfranco Veneto (TV) al Sine Limine – ImProve
15.05.27 di nuovo a Brescia al Carmen Town con il CLOSING PARTY.