Addio a Ennio Morricone, la colonna sonora della nostra vita

Addio al più grande compositore italiano del ‘900. Ennio Morricone, vincitore di due Premi Oscar, è morto a 92 anni a Roma. Il compositore era stato costretto a un ricovero in clinica in seguito a una caduta avvenuta in casa. La notizia ha fatto subito il giro del mondo e del web suscitando subito grande commozione. La musica di Ennio Morricone era amata e apprezzata da un pubblico intergenerazionale. Sono centinaia le colonna sonore cui ha lavorato, senza dimenticare il contributo dato negli anni ’60 alla musica leggera per arrivare al suo ruolo determinante nella musica classica contemporanea. Morricone, nel corso della sua carriera, ha composto circa 500 colonne sonore e musiche di film, fiction e opere, tanto che nel febbraio 2007 ricevette dall’Academy il Premio Oscar alla carriera per premiare ”il suo contributo mangifico e dai molteplici aspetti all’arte della musica da film”. La sua carriera cinematografica allinea titoli d’ autore come “La battagia d’ Algeri” e commediole canore come “In ginocchio da te”, film di giovani esordienti e opere di grande successo internazionale. Allievo di Goffredo Petrassi è stato come lui legato all’avanguardia di “Nuova Consonanza”, diplomato a Santa Cecilia e autore di una notevole mole di partiture per concerti.

Trasteverino, figlio di un suonatore di tromba in orchestre di intrattenimento, Morricone è sempre stato molto legato alla sua città (nota la sua passione per la Roma calcio), dove tra l’ altro viveva in uno splendido appartamento nel cuore di Roma, affacciato sull’Ara Coeli e con le pareti coperte di Guttuso e Attardi, Sironi e Mafai. Diventato celebre grazie alla musica di “Per un pugno di dollari” di Sergio Leone, Morricone ha composto la colonna sonora di film quali “Il Buono, il Brutto e il Cattivo”, “C’era una volta in America”, “Gli Intoccabili” e “Nuovo Cinema Paradiso”. Fino al 2007 il compositore aveva ottenuto ben cinque nomination all’Oscar, senza mai ottenere l’ambita statuetta. Clamoroso fu quello che venne definito da tutti gli addetti ai lavori come un vero e proprio “scippo”. Nel 1987 sembrava quasi scontata la statuetta per le musiche di “The Mission” (film di Roland Joffé), probabilmente la miglior colonna sonora composta da Morricone. Ma la giuria gli preferì la soundtrack di “Round Midnight – A mezzanotte circa”, curata da Herbie Hancock, ma che conteneva brani non originali. Morricone avrebbe dovuto aspettare il 2016 per vedere premiate con un Oscar le musiche di un film per il quale aveva lavorato. Si tratta di “The Hateful Eight” di Quentin Tarantino, regista che lo aveva da sempre citato e omaggiato.

Non basta un articolo per descrivere l’importanza di Morricone nel panorama della musica da film e in quella contemporanea. ”La cosa fondamentale”, ha sempre sostenuto, “è l’ intesa tra regista e compositore. E’ importante che ciascuno capisca le esigenze dell’ altro, che ci siano accordo e comprensione reciproca. Questa regola aurea deve essere accompagnata dalla coscienza professionale del compositore e da una tecnica in grado di rispondere alle richieste, talvolta strane, del regista”‘. Solo in pochissimi casi, che non ha svelato mai, gli è capitato di non trovare accordo col regista e di abbandonare l’ impresa. Ma per Morricone il vero problema sembra essere sempre staot il “fattore tempo” perché lui è sempre stato un perfezionista: “quando un film mi viene affidato con largo anticipo comincio a lavorare già sulla sceneggiatura, lo story board, i bozzetti. Le idee, naturalmente, possono venire in qualsiasi momento, ma con più tempo a disposizione si perfezionano, e quando sono chiare non è difficile metterle sul pentagramma”. Per Morricone la musica per film è sempre stata “una irruzione arbitraria di suoni dentro tutti gli altri suoni che appartengono alla realtà filmica”. E’ qualcosa “in più, che si aggiunge al valore di ciò’ che il pubblico sta vedendo attraverso le immagini e ascoltando attraverso dialoghi e rumori”. E affinché la musica non sia pura aggressione ma assuma valore poetico “è decisivo trovare i momenti giusti per la sua immissione nel film: la musica deve entrare e uscire in punta di piedi”.

Il 1 dicembre 2005 un Ennio Morricone a tutto campo rispose al fuoco di fila delle domande degli studenti dell’università di Salerno. Musica e cinema i temi sui quali il noto compositore di colonne sonore per il cinema aveva intrattenuto la platea di studenti concludendo la prima parte della III edizione di ”Filmidea”, rassegna cinematografica organizzata dai dipartimenti di Scienze storiche e sociali e di Scienze dalla Comunicazione dell’Università degli studi di Salerno. A chi gli ha chiesto cosa pensasse della musica rock, Morricone ha detto di non credere nella sua esistenza, bensì di credere in quella ”dell’esecutore che riscatta quella musica, è lui che la rende importante. Detesto i dilettanti di questo genere”, disse in quell’occasione, “che amplificano, grazie alla tecnologia, il niente. Disprezzo altrettanto un certo tipo di musica rock contrabbandata da gente che nemmeno ne capisce abbastanza di musica. Mi piace molto la musica rock, però quella suonata da chi porta alle estreme conseguenze il suo strumento. Chi suona , infatti, non deve accettare passivamente il risultato della sua tecnica, deve inventare la sua musica, trovare la sua personalità. Sono contro il dilettantismo in generale, non solo nella musica rock; un compositore che non sa scrivere musica si sente subito”. E a chi gli ha chiesto cosa si debba fare per avvicinarsi al mondo di cui è protagonista ha risposto che “bisogna studiare la musica, ma farlo è un rischio, un pericolo, perché’ forse dopo tanti sacrifici fatti, non ce la si fa ad essere un professionista. E questo è anche un po’ colpa dello Stato, con il quale non ce l’ho, perché’ dà regole ferree per conseguire i diplomi di conservatorio, ma poi non difende questi professionisti, li abbandona per la strada”.

”Nel film la musica è un ospite ingiusto, inutile”, continuò Morricone approfondendo il legame tra musica e cinema, “perché non c’entra niente. La musica non ha una sua precisa funzione, vista dall’esterno. Per di più’, oggi non c’è nemmeno più’ bisogno di togliere il rumore delle macchine; oggi, è rappresentazione di pura creatività’ ed espressività’ del compositore, pero’ ha bisogno del massimo rispetto del regista, è l’udito ad aver bisogno del rispetto innanzitutto. La chiave per accettare la musica in un film è che vengano rispettati gli organi che portano il suono al cervello. In un film ci vogliono pochi suoni per volta. Per dirla in altri termini, è bene che la musica per il cinema abbia a sua disposizione energia, spazio e tempo. Tutto questo lavoro va concepito all’inizio del film, ma se ne discute anche quando è completamente montato” Poi il rapporto con il suo regista preferito, il re del western all’italiana, Sergio Leone. “E’ stato colui”, ha ricordato Morricone, “che ha sempre rispettato i principi che dicevo, ha lasciato il giusto spazio alla mia musica ed e questo il vero miracolo della mia musica nei suoi film”. Morricone ha poi ricordato il suo rapporto con la musica partenopea. “Ho fatto anche arrangiamenti di canzoni napoletane che sono state odiate dagli stessi napoletani”, aveva evidenziato il compositore, “perché erano su tutt’un altro piano. Osai molto perché i dischi che andavano bene erano i 45 giri, mentre le canzoni napoletane dovevano essere su 33 giri, che allora erano una produzione per l’elite, per la gente che poteva spendere. Fare arrangiamenti per la musica leggera, credo sia servito per portare un contributo anche nella musica in assoluto. Nel cinema forse non si può’ avere più’ di un certo contatto con la gente, per questo forse non posso dare di più’ al cinema, perché’ andrei in strade in cui il cinema non può’ andare. Ciò nonostante ci provo ancora”.