La Quarantena di Buva

‘’Quarantena’’. Mai un titolo di un album è stato così profetico. Eppure il cantautore Buva, che aveva pubblicato il suo album di esordio a inizio anno, non poteva di certo pensare quello che poi sarebbe accaduto in tutto il mondo a causa del Covid-19. Classe 1987, Valerio Buchicchio, in arte Buva, si è fatto molto apprezzare in questi ultimi anni. Prima un EP autoprodotto, poi la partecipazione a numerosi contest e premi (tra cui una Targa Giorgio Calabrese conquistata al Premio Bindi 2017). Un talento che non è passato inosservato, tanto che Buva ha scritto anche per altri artisti, non ultimo Ermal Meta con cui ha cofirmato “Ercole”, brano contenuto nel disco live “Non abbiamo armi – il concerto”. Fa parte inoltre del collettivo artistico AdoRiza. Di recente Buva è balzato agli onori delle cronache per essersi piazzato al secondo posto con “Quarantena” alle Targhe Tenco nella categoria “Opera Prima” (vinta poi da Paolo Jannacci). Insomma, più che una promessa ormai Buva è una conferma del panorama della musica d’autore nazionale.

Buva

Bentrovato Buva. Gli ultimi mesi, nonostante il lockdown, sono stati decisamente molto importanti per te. Il secondo posto ottenuto alle Targhe Tenco nella categoria “Opera Prima” è stato un risultato decisamente sorprendente. Te lo aspettavi?

Quali progetti ci sono ora in vista nel futuro? Ad essere sincero assolutamente no! Ma ci speravo tanto. La Targa Tenco rappresenta il massimo riconoscimento per la nostra canzone d’autore e il sol fatto di essere lì tra le migliori cinque opere prime mi ha reso davvero orgoglioso e fiducioso sul futuro. Ricordo benissimo il momento in cui ho scoperto di essere tra i finalisti. Ero sul pullman in viaggio di ritorno da Roma verso la mia Cerignola. Ho fatto davvero fatica a trattenere l’emozione e per prima cosa ho chiamato i miei affetti più cari per condividere con loro la bellissima notizia.

Proprio questo premio ci dà l’occasione di parlare di “Quarantena” il tuo album di esordio, uscito a inizio anno. Innanzitutto incuriosisce il titolo. E’ chiaro che non avevi in mente la “quarantena” di cui si è molto parlato negli ultimi mesi. Vuoi spiegarci da dove nasce il titolo del tuo disco?

Il titolo del mio disco è stato spesso motivo di dibattito in questi mesi. Alcuni credono che sia stata una trovata pubblicitaria anche abbastanza ruffiana, visto ovviamente tutto ciò che abbiamo vissuto durante la primavera a causa del Covid-19. Tuttavia e in sincerità, ho scelto il titolo già durante l’autunno 2019 e mai e poi mai potevo prevedere che quella parola di lì a poco sarebbe diventata ahimè di uso e abuso quotidiano. La quarantena a cui faccio riferimento nel mio disco si ricollega invece a tutte quelle influenze musicali di cui ho risentito nel concepire le dieci canzoni al suo interno. Una sorta di ‘’inevitabile infezione artistica’’ proliferata ascoltando per anni le canzoni di Lucio Battisti in primis, ma anche di Fabi, Bersani e Dalla. Tutti cantautori fondamentali nella mia crescita artistica. Quindi, con buona pace dei miei detrattori, al massimo potrei essere considerato un veggente piuttosto che un furbo opportunista.

Ad aprire l’album è “Le faremo sapere”, un brano che descrive bene la situazione che vivono oggi tanti giovani (e non solo) in cerca di lavoro. Invio di CV, colloqui e alla fine solo un “le faremo sapere”. Com’è nato questo brano?

“Le faremo sapere” è nata sullo slancio emotivo di un colloquio di lavoro andato male. Per quanto la musica sia la mia vita, non è facile poter vivere solo di essa. Tocca rimboccarsi le maniche e cercare di arrotondare, oggi più che mai, visti l’impossibilità di organizzare concerti e i bassi compensi dei colossi dello streaming musicale. Ma non è facile neanche trovare un’occupazione seria e redditizia. Spesso noi ragazzi ci scontriamo, soprattutto qui al Sud, con un sistema occupazionale chiuso e figlio delle relazioni politiche o parentali che favoriscono questo o quello, fregandosene della meritocrazia. Paradossale il fatto che questo accada in un Paese come il nostro, la cui costituzione dispiega i suoi democratici princìpi partendo proprio dal sacrosanto diritto al lavoro. La canzone quindi, cerca di esprimere in modo anche velatamente ironico questa nostra disillusione generazionale.

Mi ha molto colpito “L’amore è nei particolari”, una piccola gemma che rappresenta bene il tuo modo di scrivere, e che a mio avviso si presterebbe bene nel repertorio di qualche grande interprete della musica italiana. Com’è nato questo brano?

‘’L’amore è nei particolari’’ è l’esempio perfetto della quarantena a cui mi riferisco. Dentro ci ho messo tutto il mio amore viscerale per album battistiani come ‘’Io tu noi tutti’’ e ‘’ Una donna per amico’’, in cui la melodia italiana incontra efficacemente le atmosfere musicali anglosassoni. In realtà prima di decidere di inserirla nella tracklist, ho cercato di proporla ad alcuni artisti importanti in qualità di autore. Una su tutti, Mina. Ma non ricevendo alcun feedback in tal senso, ho preferito puntare personalmente sul brano, facendone addirittura un singolo di lancio del disco. E sinceramente, sono contento che sia andata così.

So che “Quarantena” ha avuto una gestazione lunga. Quanto tempo è durato il lavoro di composizione e poi di realizzazione dell’album? A quali musicisti ti sei affidato in studio?

La scrittura delle canzoni di ‘’Quarantena’’ è durata circa un anno e mezzo. Sono entrato in studio ad inizio 2018 e la realizzazione del disco ha richiesto circa due mesi. Tuttavia non ho ritenuto necessario pubblicare immediatamente il tutto. Mi sono preso il mio tempo per capire come muovermi, quale ufficio stampa contattare e che tipo di promozione effettuare. Ho avvertito la necessità di far sedimentare l’album, di dargli il tempo di assestarsi nella sua forma e nei suoi contenuti. La fretta non è mai amica in queste situazioni e spesso la voglia di far ascoltare le proprie canzoni a più gente possibile e il prima possibile rischia di giocare brutti scherzi e di vanificare tutto il lavoro svolto. Fortunatamente il tempo non scalfisce le cose belle ed io ero convinto di avere un bel lavoro tra le mani, frutto soprattutto della collaborazione con grandi musicisti come l’amico concittadino Piero Monterisi (batterista di Silvestri, Barbarossa, Pfm, Gazzè ecc.).Grazie a lui ho avuto la possibilità di coinvolgere alcuni suoi colleghi come Ramon Caraballo, Emanuele Brignola, Francesco De Nigris e Maurizio Mariani, tutti musicisti importanti e artisti affermati nella scena musicale italiana.

“Sud” e “Amore brasileiro” lasciano intravedere influenze di musica sudamericana. Sei appassionato dei grandi cantautori brasiliani?

Mi piace molto la musica brasiliana. Non mi ritengo però un esperto, ho tanto ancora da scoprire a riguardo. Però è innegabile che artisti come Joao Gilberto o Veloso riescano ad affascinarmi e ad emozionarmi. In realtà il mio primo approccio alle atmosfere sonore Sudamericane lo devo ad ‘’Anima latina’’ di Lucio Battisti. Per me in assoluto uno dei capolavori della canzone italiana. E poi ritengo che sia molto avvincente cercare di far coesistere il ritmo vibrante delle musiche sudamericane con la sinuosità della melodia italiana.

Quali progetti ci sono ora in vista nel futuro?

In primis tornare il prima possibile a suonare dal vivo, Covid-19 permettendo ovviamente. E poi continuare a scrivere come autore per altri artisti, che in fondo è il mio lavoro. E poi sognare in grande, magari Sanremo? Che ‘’una vita senza sogni è come vivere a metà’’.