Carolina Bubbico ci racconta il suo album di inediti “Il Dono dell’Ubiquità”

“Il dono dell’Ubiquità ” è il nuovo album di inediti di Carolina Bubbico, terzo lavoro discografico dalla cantante, pianista, arrangiatrice e direttrice d’orchestra. Da sempre Carolina concepisce una musica eterogenea, al di là di ogni etichetta. Anche in questo nuovo lavoro, infatti, l’artista esplora in libertà vari universi sonori, creando chiaroscuri tra l’acustico e l’elettronico, tra ballabili groove, canzoni intime e sonorità world.

Ciao Carolina, 

è uscito il 2 Ottobre il nuovo album di inediti il “Dono dell’Ubiquità”, pubblicato da Sun village Records. Terzo lavoro discografico, dopo importanti esperienze ed esibizioni tra i più importanti festival italiani e i migliori club internazionali. Ritorni dopo cinque anni con un lavoro di quindici brani, tutti in lingua italiana, tranne una, in francese. “Voyage”. Punti di incontro tra linguaggi musicali. Come vivi questo melting pot della musica?

Vivo questo lavoro con estrema gioia nel cuore perché finalmente mi sento libera di poter esprimere la mia ubiquità musicale e condividerla col mondo senza timore del giudizio. Negli anni ho potuto constatare e sperimentare in diverse occasioni il mio desiderio irrefrenabile di sperimentare vestiti e stili musicali diversi dai miei abituali. 

Credo che sia fondamentale esistere artisticamente e prescindere dal bisogno di soddisfare gli altri, cercare la propria verità al di là di ogni limite.

Il titolo, “Il dono dell’ubiquità”, cosa vuole trasmettere, sin dove volevi arrivare? Sia a livello musicale che letterale. 

Chissà dove posso arrivare, questo vorrei fosse solo l’inizio della mia ricerca verso l’autenticità. Non è semplice, è un atto di coraggio quello di mostrarsi per quelli che si è. E io in questo disco sento di averlo cominciato a fare. Ho cercato di far convogliare in un unico lavoro compositivo tutti i suoni, le melodie, i timbri, i colori che mi fanno stare bene e mi appartengono. “Il dono dell’ubiquità” è in tanti aspetti della mia creazione, ubiquità musicale, culturale, fisica, spirituale, darsi l’opportunità di vivere più esperienze contemporaneamente, di accogliere e vivere “l’altro” rispetto a noi, i mondi inesplorati, l’inaudito.

Le canzoni ritraggono quadri di vita vissuta, tra personaggi immaginari e personaggi reali, attraversando la complessità dell’animo umano. In canzoni come “Bimba”, o nelle speranze di “Beverly Hills”. 

Ogni brano cristallizza personaggi reali o immaginari della mia vita, ognuno ha rappresentato uno spunto di riflessione, attraverso il quale poter esprimere sentimenti, ideali, riflessioni sulla società e sul mondo che abitiamo. “Beverly Hills” in particolare racconta una storia d’amore della mia vita che mi ha segnato particolarmente e, per evitare di scrivere in maniera troppo coinvolta, sono rimasta in panchina e ho lasciato che la penna della mia amica Cristiana Verardo potesse raccontarla. “Il dono dell’ubiquità” è un vero e proprio stream of consciousness dei miei pensieri e delle mie ribellioni.

Quali tra questi brani senti più autobiografico? O c’è qualcosa di te in ognuno? “Il dono dell’ubiquità” è sicuramente molto intimo ed intimista. 

Ogni brano cristallizza personaggi reali o immaginari della mia vita, ognuno ha rappresentato uno spunto di riflessione, attraverso il quale poter esprimere sentimenti, ideali, riflessioni sulla società e sul mondo che abitiamo. “Beverly Hills” in particolare racconta una storia d’amore della mia vita che mi ha segnato particolarmente e, per evitare di scrivere in maniera troppo coinvolta, sono rimasta in panchina e ho lasciato che la penna della mia amica Cristiana Verardo potesse raccontarla. “Il dono dell’ubiquità” è un vero e proprio stream of consciousness dei miei pensieri e delle mie ribellioni.

Sia “Margherita” che “Jungle” chiedono di estraniarsi con la mente, ma in maniera differente. Entrambi in parte sono inni alla natura. 

“Jungle” lo è dichiaratamente, è un cartone animato che racconta la storia di una donna della nostra società che decide di abbandonare tutto e immergersi nella foresta amazzonica, traendo insegnamento dalla purezza e dall’istintività degli animali. Il coro finale del brano raffigura lei circondata di animali che, come fosse l’Arca di Noè, invoca all’umanità all’amore e al rispetto per la natura. “Margherita” in realtà è una riflessione sull’anzianità, sui sentimenti che possono abitare gli occhi di una signora incontrata in viaggio, per caso, attraverso la quale racconto e omaggio le storie d’amore dei miei nonni paterni e materni.

In “Santa Croce Liberata” ritorna il tema dell’amore, in un modo toccante, e con un palcoscenico d’autore. Come mai hai scelto questo luogo?

Amo la bellezza architettonica della mia città che nella Chiesa di Santa Croce racchiude il massimo del suo splendore. Sul palcoscenico delle scale della Chiesa si svolge un amore impossibile, sognato e fuori luogo, tra un clochard e la custode della Chiesa. Attraverso i loro sguardi immaginari, evoco l’amore intangibile per la bellezza eterna dell’arte.

“Voyage”, un brano diverso che rievoca l’Africa. Oltre ad essere in lingua francese, ci porta in un viaggio che è anche scoperta di sé. 

Il tema del viaggio di questo brano è duplice: il viaggio inteso come scoperta e avventura verso i numerosi mondi culturali e paesaggistici che contiene la Terra, un’apertura al nuovo, al diverso rispetto a noi, un viaggio nell’interculturalità. Ma è anche un viaggio verso le “culture” che ci abitano, i mille sé tutti da scoprire attraverso i quali possiamo trovare e trarre insegnamento per la propria crescita personale. 

Progetti per il futuro? Cosa ti aspetti da questo album?

L’ambizione è tanta, ho seminato accuratamente e mi sono immersa con tutta me stessa in questo album sperando che questa verità potesse raggiungere più cuori possibili, condividendo le mie storie con chi lo vorrà. Scelgo di non aspettarmi nulla e di accogliere come un dono tutto quello che mi arriva. 

Dentro di me risiede una grande voglia di rivoluzione, un’attesa di poter essere compresi e di avere il nostro posto nel mercato. Abbiamo bisogno di tener viva la controcultura che oggi più che mai ha bisogno di esistere; il pubblico in questo è fondamentale perché con la sua curiosità può tenere vivo ciò che facciamo. 

Sto lavorando ad uno spettacolo dove cercherò di entrare a contatto col pubblico come mai prima, portando sul palco il gioco e il divertimento, la donna, l’artista, la bambina.