Porfirio Rubirosa And His Band – Breviario di teologia dadaista (AG, 2020)

Arriva la rivoluzione. O è la soluzione?

Quanti sono i dischi degli ultimi anni che vi costringono alla concentrazione, che vi chiedono dedizione totale, perché perdere una frase o anche una semplice parola, vi porterebbe fuori strada?

Certamente pochi. E non mi riferisco ad astrusi esperimenti strumentali o a suite da 28 minuti, parlo di semplici canzoni, di quelle cosine allestite intorno a pochi accordi e la classica successione strofa/ritornello.

Comunque se accettate questa sfida, eccovi servito il ritorno discografico di Porfirio Rubirosa, in arte Giovanni Albanese (o è il contrario?), il re dei dadaisti. Personaggio che da anni ha configurato la sua arte intorno alla volontà di raccontare la realtà senza punti di riferimento, se non la realtà stessa. Facile? Non direi. Ma il risultato è strabiliante.

Eccentrico, sfrontato, alieno e qualche volta alienante, il nostro sfodera la sua affascinante verbosità, in giochi di parole che chiamano in causa la teologia, la politica, la cultura e un linguaggio da bar, in scioglilingua irresistibili, che si ascoltano con vivo stupore e la domanda spesso è una sola: ma come mi trovo qui? Cosa hanno in comune campioni di calcio, una processione, un cane che caga su un marciapiede, una fiaccolata, un talebano e una moglie trucidata? Con un’irriverenza che sfocia nell’incoscienza, Porforio tra riferimenti alti e chiacchiere da locanda, racconta la sua realtà, che poi è quella che ci circonda, semplice, ma complessa da giustificare e comprendere.

Se vi serve un legame direi il teatro canzone di Giorgio Gaber e Simone Cristicchi , ma si tratta solo di riferimenti intuitivi, mentre musicalmente si volteggia dallo ska al folk al rock, alla canzone popolare, in un ghirigori di stili, tutti funzionali al nastro della narrazione, che certamente può far sorridere, ma che in realtà fa riflettere per poi sfociare in una sorta di arrendevolezza.

Citare i brani sarebbe un esercizio calligrafico, “Breviario di teologia dadaista” va ascoltato per intero, con la consapevolezza che se ne esce stanchi, ma meravigliosamente appagati e soprattutto pieni di domande. Posso solo suggerirvi la “mia” canzone da ascoltare a priori: “Lazzaro ed Epulone”, meravigliosamente attuale.

Vi suggerisco inoltre di leggere con attenzione i testi del ricco libretto e non solo delle canzoni, ma delle varie iniziative, sociali e culturali, che coinvolgono questo ecclettico artistica che, lo dico da testimone diretto, dal vivo è un vero fuoriclasse.

Sembra non prendersi mai sul serio, ma in realtà Porfirio Rubirosa è geniale, acuto ed intelligente e la sua musica trabocca meraviglia.

Accettate la sfida di Porfirio Rubirosa, il re dei dadaisti!!

Porfirio Rubirosa: voce, chitarra acustica, armonica a bocca

Drugo Arcureo: basso, tastiere, drum programming

Pastafarian Andyman: chitarra elettrica, tastiere

IndiAnasas Jones: percussioni, kalimba, rumorista

Kruegerpritz: performong art