Non solo Platino: due parole con Marta Porrà

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Ciao Marta. Una settimana fa hai duettato con Federico Zampaglione nella data di Senigallia, esperienza memorabile, immagino. Oggi sono qui a chiederti: ci vuoi presentare questa ragazza bionda che porti con te sul palco e che dà voce alle tue emozioni? Eccomi qua, sono Marta Porrà ho ehm, dai l’età non è importante! Amo fare tantissime cose e iniziarne sempre di nuove, perché sono una persona che si annoia facilmente, ma posso dire che in tutta la mia vita la musica è stata l’unica costante!
Quand’è che ti sei detta voglio farlo di professione? Non c’è stato un momento preciso. Già a 16 anni ho iniziato a seguire il tour di Miss Italia nelle Marche e in Abruzzo come cantante, ma lo consideravo solo una grande passione e un hobby. Poi però terminati gli studi universitari, con la laurea in Marketing e Comunicazione, ho capito che qualsiasi altra cosa avessi fatto invece di cantare non mi avrebbe resa felice. Così ho scelto la musica.

Marta Porrà


Cosa è per te fare musica, cantare, stare su un palco, o meglio stare di fronte alle persone nel fare spettacolo È quello che i giapponesi chiamano “Ikigai”, che può essere tradotto con “ragione di vita”, insomma quello che mi fa alzare la mattina e iniziare la giornata con uno scopo. Cantare, stare sul palco e sentire il calore del pubblico, è ciò che mi appaga in pieno, per me è un bisogno innato. Durante il lockdown è stato difficilissimo e per ovviare al problema ho cercato di fare dirette sui social e di trovare strade alternative per cantare, ma l’emozione che senti e ricevi stando davanti a un pubblico vero è tutt’altra cosa.
C’è una costante in quello che giornalmente scopri nel tuo mondo professionale? Forse la costante è che non esiste una costante! Tutto cambia davvero velocemente, il mondo musicale, i gusti, gli stili. Nel mio piccolo la costante la decido io ed è lo studio e la capacità di rimanere me stessa andando avanti per la mia strada senza farmi influenzare troppo dal mondo circostante.
Quanto pesano le porte chiuse, se ci sono state, oltre a quelle aperte naturalmente, nel tuo percorso finora? Sei riuscita comunque a trarne giovamento? Le porte chiuse scottano, è naturale. Nonostante ricordi bene i “no”, non li ho mai vissuti in maniera davvero traumatica, sempre consapevole che ci sarebbe stata un’altra occasione o che magari non avevo bussato alla porta giusta. Una qualità del mio carattere di cui vado fiera è la tenacia, non è facile abbattermi! E in ogni caso mi sono presa le mie piccole rivincite!

Marta Porrà on stage. Foto di Marco Benigni


Come immagini il tuo futuro professionale? E quello umano, personale?
Non mi è mai piaciuto immaginare il mio futuro perché è come se in un certo senso mettessi dei vincoli alla creatività del destino…io adoro le sorprese! Preferisco pensare “chissà cosa succederà in futuro” piuttosto che “mi piacerebbe che succedesse questo”, forse anche per evitare di farmi illusioni.
Comunque una cosa è certa continuerò a fare la cantante, magari il mio percorso muterà e si evolverà, ma non credo che abbandonerò mai questo mondo, sarebbe come abbandonare un pezzo di me.
Quali sono le radici umane e le basi tecniche che riconosci come valide per la musica?
Sicuramente la tecnica è molto importante, mi ha salvato in tante situazioni in cui rischiavo la cosiddetta “steccata” ed è fondamentale per il corretto uso della voce, ma la componente umana è un fattore indiscutibilmente insostituibile. Io ringrazierò sempre la mia insegnante di canto Clara Renzi, perché oltre alla tecnica, mi ha insegnato a dare sempre il massimo, ma a non prendere troppo sul serio e sul personale certe situazioni. Io ho iniziato a studiare canto a 12 anni, il primo concorso importante a 15, a quell’età è facile demoralizzarsi per una performance non perfetta o per un giudizio tagliente. E’ fondamentale avere sempre una guida che dia il consiglio giusto al momento giusto.


C’è un artista a cui ti ispiri ed un big con cui hai collaborato che ti ha colpito? All’inizio del mio percorso da cantante mi ispiravo a tanti artisti, ho iniziato con i Cranberries, Elisa, Zucchero, Giorgia, poi crescendo ascoltavo molto i Queen, Tracy Chapman, Tina Turner, ad oggi non ho un big a cui mi ispiro, credo che sia fondamentale ascoltare di tutto e avere un bagaglio di conoscenze musicali quanto più ampio possibile da cui poter attingere per creare il proprio stile. Per quanto riguarda il big con cui ho collaborato non posso che citare Federico Zampaglione dei Tiromancino, dato che l’esperienza risale a una settimana fa! Ho avuto il piacere di duettare con lui “L’odore del mare” il brano che ha inciso con Carmen Consoli ed è stata un’esperienza davvero bella ed emozionante. Lui oltre ad essere un bravissimo musicista è davvero un poeta, scrive dei testi meravigliosi.


Si sente dire spesso che La musica è un linguaggio universale, lo è davvero? Che interpretazione dai a questa affermazione? Assolutamente sì. La musica è molto più potente di qualsiasi parola o discorso, e riesce ad arrivare al cuore di tutti indipendentemente dalla propria cultura. La musica si basa su delle vibrazioni che tutti riusciamo a percepire, basti pensare alla musica a 432hz, che ha un potere fortemente calmante e curativo. Penso anche ai concerti che ho fatto all’estero, in Kazakistan e a Bagdad, dove nonostante la cultura e la lingua fossero molto distanti dalla nostra, si era creato un forte legame con il pubblico, in un certo senso siamo riusciti a comunicare lo stesso e questo solo grazie al potere della musica.
I prossimi impegni di Marta Porrà? Tra un paio di mesi ci sarà un bell’evento in vista, ma non posso svelare ancora nulla. Per il resto si parte adesso con l’organizzazione degli eventi estivi, sicuramente avrò l’occasione di esibirmi sia da solista, che con il progetto GHEMA, chitarra e voce creato con Emanuele Costanzi e probabilmente anche con il Nino Rota Ensamble con cui collaboro ormai da 9 anni, e poi chissà …come mi è arrivata la telefonata di Federico Zampaglione per duettare con lui, magari potrà arrivare qualche altra sorpresa!